Disinformazione
Si parla spesso di che cosa sia l’informazione, la libera espressione, se questa esista o meno o se sia ostacolata. Si parla talvolta anche di controinformazione, quella che si oppone all’informazione ufficiale. Credo che il termine sia stato inventato proprio dai media: non a caso questo termine ha una certa connotazione negativa nel prefisso contro-.
Caso strano, la vera informazione è dovuta alla controinformazione, in quanto questa si avvale di volontari, giornalisti e non, indipendenti, cioè non sono vincolati dalla politica o da motivi economici. Il risultato è un giornalismo vero, cioè obiettivo. Gli stessi divulgatori indipendenti non si vergognano a chiamare controinformazione il loro operato, perché ormai per informazione la gente intende quella dei media consueti, fomentatori di falsità.
Certamente non bisogna generalizzare. All’interno di alcune testate giornalistiche vi sono veri giornalisti, i quali a volte hanno rischiato la vita per scrivere notizie vere. Sono da apprezzare per esempio quelli del Corriere della Sera (forse il giornale più obiettivo e completo) e anche de’ La Repubblica (seppur con qualche riserva).
Ma molte volte questi giornali sono affetti da autocensura, un fenomeno di cui discutere in separata sede data la sua complessità.
Tuttavia, io penso che la vera controinformazione sia quella dei media. Come dice Beppe Grillo nel suo blog, siamo noi indipendenti a fare giornalismo. L’autentica informazione è quella di noi divulgatori indipendenti (giornalisti e non). La controinformazione è quella dei media: questi sono contro la vera conoscenza.
Un aspetto ancora più triste è che si discute sempre della contrapposizione tra media e indipendenti però senza mai parlare apertamente di disinformazione.
Probabilmente perché il termine ha un significato molto più chiaro e accusatorio. I media fanno sicuramente disinformazione.
Sul dizionario online De Mauro-Paravia troviamo due definizioni:
- Mancanza di informazione; scarsa o errata informazione.
- Insieme di informazioni errate o distorte diffuse intenzionalmente per influenzare l’opinione pubblica su un dato argomento
Direi che sono molto azzeccate.
Ognuno di noi, se ha un certo spirito critico, riesce a notare il grado di disinformazione delle TV e dei giornali. Il danno peggiore è dovuto alle TV perché ormai non si legge più come una volta.
Scarsa o errata informazione. Mancanza di informazione. Un esempio: il dossier americano sulle armi di distruzione di massa in Iraq. Nessuno aveva detto, se non molto più tardi, che quel dossier era stato manipolato ad arte e stralciato di ben 3000 pagine.
Informazioni errate e distorte. Scopo di influenzare l’opinione pubblica. Un esempio: il re della disinformazione, a mio modesto parere, è Libero, di Vittorio Feltri. Se visitate il sito ve ne renderete conto da soli. Poi segue Il Giornale, di Belpietro.
Essere di parte non significa che devi mentire per la tua controparte e insultare l’altra. Io non apprezzo più di tanto L’Unità e per La Repubblica ho qualche riserva; tuttavia loro sanno essere di gran lunga più obiettivi delle sopra citate testate, pur essendo di parte. La loro disinformazione si esplica soprattutto sulla mancanza di informazione sui partiti che appoggiano.
Come vedete, non è facile capire quando si ha a che fare con episodi di disinformazione e quando no. Vi sono numerose tecniche per realizzarla, subdole e astute. E tutti i media, chi più chi meno, ne fanno uso. In futuro magari dedicherò un po’ di spazio a questi metodi.

