Il diritto di coscienza
Il diritto di coscienza è sancito dalla Costituzione, sebbene non esplicitamente; però è in continuazione negato come tanti altri diritti costituzionali. È un diritto legato alle idee e opinioni personali, alle credenze che ognuno ha. Anche se non negato direttamente, vietando la libertà di agire e pensare secondo coscienza, questo diritto può essere limitato dalla disinformazione, la quale fa leva sul concetto di bene e male per manipolare appunto la coscienza di ognuno.
Leggendo la Costituzione, si trova l’articolo 21 che recita:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Il punto fondamentale di quest’articolo costituzionale è la libertà di espressione delle persone e della stampa. Un diritto sempre limitato e spesso addirittura negato. Basti pensare ai giornalisti e ai comici banditi dalla televisione perché hanno rivelato cose scomode, verità che pochi conoscono. Basti pensare ai giornalisti dei tg della RAI i quali, nel periodo delle proteste dei pacifisti contro la guerra in Iraq, non potevano dire “pacifisti” ma solo “contestatori“. Un lieve gioco di parole?
Ma che cosa significa coscienza? Ha diverse sfumature di significato.
Un primo significato è consapevolezza che l’uomo ha di sé e del mondo esterno. È la definizione alla quale questo blog si ispira principalmente.
Ma coscienza ha anche altri significati, di cui bisogna sempre tener conto.
Consapevolezza del valore morale delle proprie azioni, di ciò che è bene e di ciò che è male: per saper distinguere tra bene e male bisogna avere una certa educazione morale e culturale. Molta gente, come negli Stati Uniti, crede fermamente che la guerra sia un bene, anche se sa che muoiono persone. Perché? Perché hanno fatto sempre credere a quelle persone che loro sono i Buoni, che si fa la guerra per il bene di qualcuno, di qualche ideale o per proteggere la propria nazione. Il concetto di buoni e cattivi è infantile e banale, tuttavia fa molta presa su persone di scarso livello culturale; i politici sanno perfettamente come confezionare i discorsi per far presa su di loro: “Questa missione ci è stata affidata da Dio” (George W. Bush); “Noi siamo i difensori del mondo” (Bill Clinton)… Potrei scrivere un’enciclopedia intera con affermazioni del genere, non solo americane ma di tutti i Paesi del mondo.
La coscienza riguarda anche la religione. Non si può chiedere a qualcuno di non credere o credere per forza a un culto. Anche questo è presente nella Costituzione. Ma questo principio non è applicato. Per esempio, qualche tempo fa sono state chiuse delle moschee con il pretesto che ospitavano dei kamikaze. Non potevano semplicemente arrestare i colpevoli e lasciare stare la maggior parte dei musulmani in pace? Io sono ateo ma dovrò comunque pagare con le mie tasse la Chiesa cattolica. Perché? I medici che non vogliono praticare l’aborto per motivi religiosi - ne hanno tutto il diritto- sono considerate delle persone di alta levatura morale dalla Chiesa; chi pratica l’aborto, perché forse non crede in Dio o vuole comunque aiutare le donne in difficoltà, è un assassino. La discriminazione in base al culto è una forma di razzismo, perciò chi predica dall’alto della sua fede cattolica, additando come assassini le persone che agiscono secondo coscienza, commette un atto immorale e non etico.
Avere il diritto di coscienza significa aver diritto a conoscere la società e il mondo in cui si vive, poter esercitare la propria libertà di pensiero e di parola, in modo tale da modellare una propria capacità morale di distinguere tra bene e male.
Chi vuole detenere il potere con meno problemi possibile, deve far in modo di mantenere nell’ignoranza il popolo: un diritto di coscienza veramente esercitabile dagli individui sarebbe un pericolo per un governo. Forse non esiste un articolo di legge che parli apertamente di un diritto di coscienza per la pericolosità che questo comporterebbe.
Una limitazione di questo diritto è facilmente attuabile anche attraverso un mezzo molto semplice, il televisore. “Il calcio è l’oppio dei popoli”, dovrebbero dire agli Italiani. Siamo così dipendenti dal calcio che non ci importano le frodi sportive che ci sono state e che si verificheranno anche in futuro in uno sport malato di avidità.
Non è questa la sede appropriata per parlare del potere della televisione. Basti soltanto pensare a come sono confezionate le trasmissioni di informazione. Delle bombe di Fallujah non se ne parla più: è più importante sapere che Berlusconi è andato dal papa, che all’Isola dei famosi ha vinto Lory del Santo, che la Juventus è inarrestabile. Per non parlare della domenica, giorno in cui la famiglia è di solito tutta riunita in casa. Secondo i telegiornali, di domenica non succede mai niente di importante. O forse non vogliono urtare la sensibilità di chi vuole stare a casa a rilassarsi guardandosi il calcio su Sky - quando invece potrebbe guardarselo gratuitamente su Internet; però non lo sa dato che in TV gli dicono in continuazione che serve il digitale terrestre o la parabola.
Io ho deciso che voglio esercitare il mio diritto di coscienza; e ho deciso di fornire qualche informazione a coloro che hanno preso quest’impegno come me, per aiutarli ad esercitare questo diritto non riconosciuto, come afferma nel suo Rights From Wrongs il professor Dershowitz:
«Lo spazio e il tempo mostrano che certi diritti meritano di essere resi permanenti. Per esempio, la libertà di coscienza dovrebbe essere un diritto universalmente riconosciuto. Ma ogni paese al mondo ha imprigionato e ucciso per reprimere le idee, e ciò ha prodotto sottosviluppo, abusi, sofferenze. È la lezione della storia a fondare quindi la necessaria universalità del diritto di coscienza ed espressione».

