Diritto di Coscienza

26-11-2005 @ 13:30

Le bombe degli USA in Iraq: la guerra Iraq-Iran

Categoria: Informazione, Esteri

Il 16 luglio 1979 Saddam Hussein salì al potere in Iraq con il favore dell’Occidente. D’altro canto, in una regione così critica dal punto di vista dell’economia mondiale, le potenze mondiali hanno sempre voluto far sentire il loro influsso. Anche l’Italia partecipò e fornì di armi l’Iraq. Ma la potenza che determinò il corso degli eventi furono ovviamente gli Stati Uniti.
Gli USA inizialmente non avevano alcun interesse in Hussein perché avevano già un alleato fedele e preziosissimo, lo scià dell’Iran Reza Palhevi, che poteva essere sfruttato in funzione antisovietica. Tuttavia, a causa della politica repressiva antireligiosa, nel 1978 un’enorme sollevazione popolare depose lo scià e nacque il regime integralista di Khomeini (1 aprile 1979). Fin dall’inizio il nuovo Iran si dimostrò estremamente ostile all’Occidente, soprattutto nei confronti degli USA. Dunque si rese necessario armare il più feroce nemico del regime iraniano.
Notate le date: 1979, il 1 aprile salì al potere Khomeini, uno sciita, e a luglio salì al potere Hussein, un sunnita; sunniti e sciiti sono tradizionalmente in guerra tra loro per motivi religiosi e politici.

Saddam Hussein salì al potere perché accettò di armarsi per rovesciare il governo iraniano? Casualmente, il 22 settembre 1980 cominciò ufficialmente la guerra tra Iran e Iraq. In circa un anno l’Iraq fu armato a dovere dall’Occidente (Unione Sovietica, Francia, USA, Gran Bretagna, Italia ma anche la Cina) per sconfiggere l’Iran - Gianni De Michelis faceva da intermediario per fornire armamenti e le tecnologie atomiche in cambio di petrolio per l’Italia; la Francia contribuì maggiormente allo sviluppo nucleare dell’Iraq, fornendo anche reattori. Per quanto riguarda gli USA - i quali non furono tuttavia i maggiori fornitori di armamenti- vi è una lista dettagliata delle relazioni tra Hussein e l’amministrazione Reagan; un documento sintetico può essere consultato sul sito della Iran Chamber.
Per farla breve, nel 1982 - la guerra con l’Iran era già al secondo anno di scontri- Reagan tolse l’Iraq dalla lista nera dei Paesi terroristi. Il 1983 è un anno da tenere a mente.

Nell’estate dell’83, il governo iraniano denunciò l’impiego “quasi quotidiano”di armi chimiche da parte dell’Iraq; un resoconto del Dipartimento di Stato mostrò come l’amministrazione Reagan avesse volontariamente contribuito allo sviluppo di armi chimiche e di industrie per realizzarle in Iraq; a novembre la CIA confermò la notizia dell’Iran sull’impiego di queste armi anche sui Kurdi.
A dicembre, Donald Rumsfeld andò da Saddam Hussein in veste ufficiale di inviato della Casa Bianca per discutere di rifornimenti di petrolio iraqeno, dato che l’Iran aveva tagliato le vie di accesso al Golfo Persico. Fermiamoci un attimo a riflettere.
Chi era Donald Rumsfeld? Perché dobbiamo ricordarlo? Prima di tutto, giova dire chi è attualmente.
Rumsfeld è segretario alla Difesa USA dal 2001. Grande sostenitore della guerra in Afghanistan e in Iraq, si pose fin da subito come obiettivo il rinnovamento della potenza militare americana, al fine di renderla più flessibile e veloce. Una delle operazioni cardine per conseguire lo scopo era l’Operazione Northwoods, di cui si parla anche su Project Censored. In breve, il progetto consisteva nell’addestrare 100 persone per fomentare atti di terrorismo nei confronti degli Stati Uniti, in modo da giustificare un attacco da parte del governo americano. Sembra fantapolitica, e qualcuno potrebbe anche non crederci perché pare una cosa troppo esagerata; tuttavia, la documentazione al riguardo è piuttosto ampia, e vi si trova anche un articolo del Los Angeles Times del 27 ottobre 2002. Per approfondimenti e riferimenti, consultare il link a Project Censored sopra riportato.

Vediamo ora chi era Rumsfeld. La sua carriera politica ed economica è stata molto intensa. Dal 1969 al 1970 fu direttore dell’Ufficio dell’Opportunità Economica degli Stati Uniti, assistente del Presidente (Nixon) e membro del gabinetto presidenziale. Nel biennio ‘71-’72 fu consigliere presidenziale, direttore del programma di stabilizzazione economica e membro del gabinetto presindenziale.
Dopo una parentesi da ambasciatore NATO a Bruxelles, fu richiamato in Patria dal nuovo presidente Ford, presso il quale servì dal 1974 al 1977 come segretario alla Difesa USA; dal 1977 al 1990 si dedicò soprattutto agli affari ma anche alla politica. Infatti, la sua esperienza nazionale ed internazionale, soprattutto in periodi difficili come quello di Nixon, e le sue conoscenze erano delle ottime referenze per mansioni delicate come la politica estera.
Senza dilungarci troppo, diciamo che venne impiegato anche da Reagan per questioni d’affari dal 1982 in poi. Bisogna dire che gli USA avevano qualche riserva ad appoggiare la politica estera dell’Iraq in quanto quest’ultimo era un cliente affezionato dell’Unione sovietica - il 57% di tutte le armi comprate negli anni ‘80 era di provenienza sovietica, mentre gli USA vendettero armamenti soltanto per un 1% del totale.
Comunque, nel 1983 Rumsfeld venne mandato come inviato di Reagan da Saddam Hussein. Non solo per parlare di petrolio.

In quell’incontro si parlò di incrementare la produzione di petrolio attraverso un oleodotto che passasse dalla Giordania, di bloccare la vendita di armi all’Iran, di impedire l’occupazione del Libano da parte della Siria e dello sviluppo di armi chimiche in loco - fino ad allora non vi erano fabbriche in Iraq predisposte alla produzione di tali ordigni- ma nella documentazione ufficiale non vi è traccia di discussioni riguardo a quest’ultimo punto. Di fatto è strano che quasi subito dopo siano spuntate tali fabbriche e numerosi rifornimenti biologici e chimici.
Nel 1984, nonostante le prove dell’impiego di bombe chimiche e l’iniziale condanna degli USA al riguardo, per evitare problemi alla costruzione dell’oleodotto di Aqaba, l’amministrazione Reagan fece finta di nulla; perfino quando il 3 marzo il Dipartimento di Stato impedì la vendita di circa 13 tonnellate di bombe al fosforo. Detto in questo modo risulta però troppo semplicistico: in realtà, l’amministrazione fu molto scaltra. Istruì la sezione degli interessi USA affinché protestasse contro il governo iraqeno - non era ancora definito un regime- e informò il Ministro degli Esteri che avrebbe presto pubblicamente condannato l’impiego delle armi chimiche da parte di Hussein. Infatti il 5 marzo la condanna venne pronunciata… in questo modo: “Mentre condanniamo l’impiego di armi chimiche da parte dell’Iraq [. . .], gli Stati Uniti trovano l’intransigente rifiuto del presente regime iraniano di deviare dal suo obiettivo dichiarato di eliminare il governo legittimo del vicino Iraq, essere in contrasto con le norme accettate di comportamento tra nazioni e con la motivazione religiosa e morale che esso dichiara”.
In sostanza: l’Iraq è condannabile per l’uso di armi chimiche ma l’Iran, un regime, si comporta in modo immorale, nonostante quanto dichiari, e irregolare rispetto alle norme internazionali. Quando si parla il politichese si cerca sempre di non affermare apertamente le cose a meno che non si abbia uno scopo. Apertamente, l’Iran è defnito un regime - verità sacrosanta, però lo è anche quello iraqeno e ciò viene glissato…- contro la morale internazionale - velata accusa di tentare di compiere crimini di guerra. Perciò l’Iraq è condannabile però deve difendersi…

Il 16 marzo del 1984, Giulio Orlando, responsabile delle questioni internazionali per la Dc, accusa apertamente gli USA di vendere armi chimiche all’Iraq. Dal febbraio 1985 fino al 1989 l’American Type Colture Colletion Company effettuò 61 consegne di colture batteriologiche all’Iraq. Il 23 aprile 1987 La Repubblica riportò le accuse dell’ambasciatore iraniano nei confronti della Montedison quale fornitrice di sostanze chimiche all’Iraq. L’8 agosto 1988 l’Iran accetta l’accordo di pace. Un milione di morti, il costo di otto anni di affari.

Quest’introduzione storica sui rapporti USA-Iraq serve a capire l’ipocrisia della guerra di oggi. Un’ipocrisia che, in realtà, esiste in tutte le guerre. Dove c’è morte e distruzione, vi sono immani affari da compiere: questa cinica verità è il fondamento degli affari internazionali; più c’è possibilità di remunerazione più il cinismo si eleva a valore. Per gli USA Saddam Hussein era un dittatore buono. Perché i dittatori possono essere buoni o cattivi a seconda che siano a favore o meno dell’Occidente. Almeno, questo è quello che pensano i governanti: Hussein fu dapprima un loro alleato, una brava persona con la quale fare anche (soprattutto) affari; poi, dato che non volle più fare affari con loro, diventò un cattivo, per usare la terminologia qualunquistica e populistica della propaganda guerrafondaia. La stessa cosa è accaduta a Gheddafi: sotto Reagan era un criminale di guerra, sotto Bush è un dittatore buono. Anche per noi Italiani è buono: ci aiuta a rimpatriare i clandestini - in che modo, non si sa…
Come mai Hussein da bravo ragazzo diventò un criminale, un dittatore sanguinario da processare per il milione di morti provocati combattendo contro l’Iran? Con quale faccia di bronzo gli USA ora processano l’ex dittatore iraqeno per i crimini commessi quando loro sono rei di favoreggiamento e collusione? Come se un boss mafioso fosse processato da un politico colluso, il quale cercasse di eliminare il boss affinché non si faccia il suo nome.
Nel prossimo articolo sulle bombe americane in Iraq si tratteranno i rapporti USA-Iraq dalla fine della guerra contro l’Iran fino alla fine della guerra del Golfo (Desert Storm).

Aggiornamento 4-12-2005
Un particolare molto importante è stato omesso per sbaglio: gli USA hanno armato anche l’Iran. L’obiettivo era prolungare quanto più possibile la guerra per indebolire la regione della Mesopotamia. Su Iran Chamber si spiega come ciò avrebbe prodotto un indebolimento della Mesopotamia a favore del controllo occidentale del petrolio e un lauto profitto per gli USA attraverso dollari liquidi da impiegare per il finanziamento dei Contras in Nicaragua. Si parlò di Irangate.

Link utili:
Fondazione Cipriani
National Security Archive
Iran Chamber
Wikipedia

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