Diritto di Coscienza

27-11-2005 @ 16:54

Open Source, questo sconosciuto

Nonostante il ritardo italiano nell’informazione tecnologica, ormai tutti più o meno abbiamo sentito parlare di Linux e dell’Open Source. Tuttavia, esistono ancora numerose credenze da sfatare, perché i non addetti ai lavori sono tanti e fanno fatica a comprendere concetti poco pubblicizzati. Questo post è dedicato a chi ha soltanto una vaga idea di che cosa sia l’Open Source.

Open Source significa sorgente aperto. In parole meno tecniche, significa che il codice sorgente (cioè scritto in linguaggio di programmazione e non ancora trasformato in applicazioni eseguibili) è aperto a qualunque modifica da parte dell’utente. In sostanza, un’applicazione open source è distribuita in formato eseguibile e con i file da cui essa deriva.
A cosa mi serve?, si chiederà qualcuno. L’utente finale, a seconda del suo grado di competenza e della versatilità richiesta dall’applicazione, può liberamente decidere se tenersi il programma fornito così com’è (gli utenti medi fanno così) oppure se mettere mano al codice di partenza e modificarlo a seconda delle proprie esigenze. Questo è un punto cardine del free software, categoria che racchiude l’open source. Prima di proseguire, sfatiamo la prima erronea credenza. Spesso free software è tradotto con software gratis, fraintendendone il significato, dato che in realtà significa software libero. Chi programma secondo il concetto del software libero può rilasciare il frutto del suo lavoro gratuitamente, è vero; ma non è la regola: dipende da ognuno. Infatti vi sono applicazioni open source che sono però a pagamento. Per esempio, una delle alternative a Microsoft Office è Staroffice della Sun Microsystems, open source a pagamento; alcuni driver per far funzionare delle periferiche sotto linux hanno licenza commerciale, però l’utente può modificarli per sé come più gli aggrada.

In sintesi, il software libero è nato per una crescente insofferenza nei confronti del software proprietario, in quanto i programmatori volevano avere la possibilità di migliorare le proprie applicazioni a seconda delle proprie esigenze.
Il nemico giurato del free software è considerato Microsoft, il più potente e feroce produttore di software proprietario - tuttavia sta cominciando a cambiar politica, ma questo esula dall’argomento del post. La licenza proprietaria, solitamente, non permette alcun tipo di modifica nemmeno nel caso in cui sia soltanto l’utilizzatore a servirsene; se perciò l’applicazione proprietaria presenta degli errori di funzionamento, si deve per forza aspettare che la casa produttrice intervenga per correggerli - e non sempre ciò accade.
Bisogna ammettere che la maggior degli utenti usa il computer per scopi di intrattenimento oppure di mero utilizzo di applicazioni senza preoccuparsi di come esse funzionino. In un’ottica del genere non importa molto se il software abbia licenza libera o proprietaria: il codice sorgente non verrà nemmeno guardato di striscio. Anzi, in certi casi, bisogna per forza utilizzare programmi e sistemi operativi proprietari, in quanto determinati strumenti tecnici sono progettati soltanto per funzionare solo sotto Windows o Mac. Facciamo l’esempio di un grafico per videogiochi: uno dei migliori programmi al mondo per la grafica animata e non, nel settore, è 3D Studio Max; l’equivalente sotto linux (gratuito) è Blender, con il quale si possono realizzare veri capolavori ma che, tuttavia, non è ancora in grado di competere contro il primo. Per non rendere troppo semplicistica tale affermazione, diciamo anche che bisogna farsi i conti in tasca: se per quello che dobbiamo fare basta Blender, sarà molto saggio preferire quest’ultimo - è un risparmio economico non indifferente, dato che è gratuito. Se possiamo agevolmente ammortizzare i costi di 3D Studio Max, allora tanto vale fare la spesa, soprattutto nel caso in cui siano richiesti mezzi tecnici molto complessi.

Sfatiamo, di conseguenza, un altro mito: il software libero è meglio di quello proprietario. Dipende da quello che uno deve fare.
Personalmente, preferisco il software libero. Ho installato linux secondo la distribuzione Suse 9.3 sul mio portatile e mi trovo abbastanza bene. Ho molti problemi con la schede di rete, perché il driver non è compatibile, e la configurazione è ancora da perfezionare; in effetti bisogna un po’ smanettare per far funzionare tutto per benino. Ma per un uso canonico va più che bene la configurazione di base. E poi, a me piace smanettare…
Perché preferisco il software libero? Per vari motivi.
Un po’ per filosofia. Credo sia giusto realizzare programmi economicamente accessibili a tutti, cosa difficilmente ottenibile con le licenze proprietarie: queste, già con il loro prezzo - spesso, a mio parere, spropositato rispetto a quanto offrano le applicazioni- escludono una bella fetta di utenti (badate bene, il discorso è generale ma non riguarda tutte le licenze proprietarie).
Grazie a Internet e al software libero io ho potuto imparare a programmare, per esempio.
Un altro motivo è l’affidabilità. La programmazione open source si avvale della collaborazione pressoché mondiale di programmatori dalle competenze più disparate e degli stessi utenti, in un processo continuo di aggiornamento e miglioramento del software decisamente migliore rispetto al caso in cui siano soltanto i tecnici del produttore a dedicarsi alla progettazione e al mantenimento. Pensate a Windows, che occupa circa 400 MB di spazio, però gli aggiornamenti alle correzioni occupano magari 250 MB!… Un po’ troppo per un software pagato 300 euro!…
Un motivo che ha un po’ del personale è la stragrande quantità di applicazioni diverse a disposizione su sistemi operativi come linux: giochi, pacchetti da ufficio come Openoffice.org (ormai quasi al livello di Office come strumenti ma molto più affidabile come produzione di documenti), applicazioni per il rendering, il disegno artistico, quello tecnico (uno dei tanti è QCad), per la masterizzazione, per la visione di filmati di vari formati, per ascoltare la musica e produrla… Tutto software gratuito. Nulla a che vedere con Windows, per il quale bisognerebbe pagare migliaia di euro per ottenere i prodotti equivalenti.

Ma anche qui, bisogna fare una precisazione. Una volta non c’erano applicazioni gratuite sotto Windows ma da un po’ di anni ormai sono state convertite quelle funzionanti sotto linux in modo da renderle eseguibili anche sotto Windows; in tal modo vi sarà una versione per linux, una per il Mac, una per Windows, e così via. Io stesso impiego diverse applicazioni gratuite:

- Firefox al posto di Internet Explorer
- AVG Free al posto di Norton Antivirus
- Outpost al posto di Windows Firewall o Norton Security
- DeepBurner al posto di Nero (sebbene sia molto più accessoriato quest’ultimo)
- Gimp al posto di Photoshop (ma questo è nettamente migliore)
- Apache Web Server al posto di IIS (avendo XP Home Edition non posso avere IIS sul mio portatile)
- Openoffice.org 2.0 al posto di Office XP
- Thunderbird al posto di Outlook (quest’ultimo non è gratuito, perché bisogna avere un sistema operativo Windows)
….

Qualcuno potrebbe chiedere. Come fanno i programmatori open source a vivere se progettano applicazioni gratuite?
Funziona più o meno così. Le aziende in cui lavorano forniscono loro uno stipendio - nessuno lavora gratis, a meno che non sia costretto- e gli introiti provengono dalle consulenze e dalle installazioni del software presso le aziende che le richiedono, da accordi commerciali con i produttori di computer o con i governi, oppure anche attraverso le donazioni.
Ci sarebbe ancora molto da discutere, al riguardo, soprattutto riguardo i vari tipi di licenze del software libero, le più famose delle quali sono la GPL e la BSD. Tuttavia, per chi volesse approfondire la questione e cominciare a conoscere il mondo libero della programmazione può consultare la sezione link utili.

Link utili:

Informatica libera
Associazione Italiana Supporto e Traduzione Mozilla
Sourceforge.net
Sun Microsystems
Suse linux

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2 Commenti »

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  1. Ciao, ti ringrazio per il tuo commento…ma ho una domanda, se posso,tu come fai a sapere tutte queste cose, sei per caso un giornalista di professione o solo per diletto?
    Saluti…

    Comment di Vanessa — 27-11-2005 @ 22:34 GMT

  2. No, sono “giornalista per diletto”. Ho discrete conoscenze di informatica acquisite da autodidatta.
    Comunque non mi considero un giornalista. Preferisco definirmi un divulgatore. Un divulgatore che fa ogni tanto giornalismo.
    D’altronde, vi sono giornalisti che NON fanno giornalismo, tipo Vespa…

    Comment di Cristian Palmas — 28-11-2005 @ 11:39 GMT

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