Controinformazione
Controinformazione è un termine che ha soprattutto un significato negativo. Sul Demauro-Paravia si legge semplicemente:
Informazione che alcuni movimenti d’opinione propongono come alternativa rispetto a quella fornita dai mezzi di comunicazione ufficiali, ritenuti faziosi e non obiettivi; insieme dei mezzi di cui essa si avvale.
Tuttavia, nello spionaggio significa informazione attuata per poter manipolare una popolazione a proprio piacimento, per metterla magari contro il suo stesso governo. È una tecnica ampiamente assodata nella Storia, tutti i Paesi ne hanno fatto, ne fanno e ne faranno ampio uso, per sempre. Dato che gli esempi sono innumerevoli, ne citiamo soltanto qualcuno: i falliti colpi di Stato in Venezuela ai danni di Chavez; i colpi di Stato di Haiti; il controllo dell’informazione iraqena… Una pagina molto interessante sintetizza bene i metodi della controinformazione di questo tipo.
Ora ci dovremmo chiedere: Come mai il termine controinformazione è stato impiegato per indicare l’informazione alternativa? Ho già accennato l’argomento in un mio vecchio post, Disinformazione.
Partiamo dal principio. L’informazione ufficiale è sempre stata soggetta al controllo politico ed economico - ma sempre più spesso, politico-economico- perché il potere dei governanti si fonda sempre sull’ignoranza del popolo e sulla capacità di plasmare le coscienze delle persone. A mio parere, è emblematica in questo contesto la vicenda accaduta a un diciottenne che “da grande” vuole fare il giornalista. Ludovico Schiavo, in un incontro organizzato dall’Osservatorio Giovani Editori tenutosi a Firenze il 28 novembre con Marco Tronchetti Provera - l’uomo che da solo può decidere le sorti dell’economia italiana!-, era uno dei tanti ragazzi invitati a fare qualche domanda al grande dirigente. Alla sua domanda: Che cosa pensa della controinformazione?, dopo qualche minuto di perplessità-fastidio misto a volontà di glissare, il grande dirigente ha risposto:
«La controinformazione non esiste. È un’invenzione. Uno strumento che serve durante i regimi e in Italia il regime non c’è. Noi dobbiamo formarvi come nuova classe dirigente e dovete affidarvi a ciò che vi viene detto dai quotidiani in classe. Il resto non esiste…»
Giudicate voi, ora, se non si deve aver paura di un tizio del genere.
“La controinformazione non esiste”: forse Provera è tanto ignorante da non saperne nulla? Possibile, ma l’affermazione successiva mi fa capire che la conosce molto bene, soprattutto nel suo significato più deteriore - disinformazione mirata.
“Il regime non c’è”: mi sembra Totò Riina quando afferma: “La mafia non esiste”…
“Noi dobbiamo formarvi…”: si arrogano pure il diritto di imporci ciò che dobbiamo imparare.
“…dovete affidarvi a ciò che viene detto dai quotidiani…”: tanti saluti alla libertà di pensiero, dato che i quotidiani parlano spesso per conto di quelli come lui.
“Il resto non esiste”: la verità è la loro, non quella dei fatti, ma quella delle loro parole.
Come si fa a non temere un individuo simile? Ha una mentalità da dittatore dichiarato. Quasi quasi mi vado a leggere tutte le sue conferenze stampa…
Abbiamo visto con Tronchetti Provera la dimostrazione di cosa sia la controinformazione nell’accezione negativa. Come mai, ci chiedevamo, si parla di controinformazione anche per coloro che veramente vogliono comunicare la verità alla gente?
Azzardo un’ipotesi: è stata colpa dell’informazione ufficiale, la quale, fingendo di dire la verità, taccia di controinformazione coloro che in realtà fanno informazione. Insomma, il maiale che dà del porco alla colomba.
Tuttavia, questa schiera anonima o meno di volontari della verità è andata e va orgogliosa dell’appellativo di controinformazione, perché, se la gente indica come informazione quella dei media, allora noi siamo la controinformazione.
Qual è il problema di fondo in tutto questo?
Se ho voluto scrivere un post sulla controinformazione è per il fatto che la gente non la conosce; e se la conosce la addita spesso come delirio sinistroide o paranoico di pochi invasati. Fortunatamente, quest’affermazione - grazie a un media ancora molto libero, il web- sta diventando sempre meno corretta. La controinformazione si sta facendo sempre più strada.
Forse i tempi non sono ancora maturi per cambiare il nome del nostro movimento. Forse dobbiamo ancora continuare a chiamarci controinformazione, sebbene a molti - me compreso- quest’appellativo vada ormai molto stretto.
Siamo noi l’Informazione, con la “I” maiuscola. Noi dovremmo essere l’informazione ufficiale. La maggior parte dei media - in testa quasi tutti i programmi giornalistici televisivi e a seguire molte testate giornalistiche- fa disinformazione: manipola le notizie, le censura, le minimizza o devia l’attenzione su contenuti di nessun interesse. Questa è vera controinformazione nel senso spionistico del termine, nel senso di arma del potere per mantenere il controllo delle coscienze. Dobbiamo appropriarci del nome che ci spetta, Informazione.
Ma credo che i tempi non siano ancora maturi…
P.S.: per tutti i Tronchetti Provera che non credono all’esistenza della controinformazione; per tutti quelli che non si fidano della controinformazione; per tutti coloro che cercano fonti attendibili di informazione: qui di seguito riporto alcuni link utili sugli innumerevoli siti di giornalismo: Disinformazione.it, Beppe Grillo.it, Disinformation, Repoters Without Borders, Report, Democracy Now!, Corp Watch, Project Censored, AllAfrica.com, BlackPressUSA, Human Right Watch, Public Citizen, Indipendent Media Center, Internazionale.it…
TAG: Cultura Informazione Società

