Autocensura: effetto delle pressioni
Autocensura è, come dice la parola, l’atto di censurarsi da soli. Non è così insolita, anzi è piuttosto diffusa: tutti i telegiornali e i giornali ne sono affetti: un po’ per evitare che i governanti di turno o i finanziatori si lamentino. Insomma, qualunque sia il punto di vista, coloro che non se la sentono di subire pressioni ricorrono spesso all’autocensura.
Per capire di che fenomeno si tratti bisogna partire dalla definizione di censura: “controllo dei canali di comunicazione da parte di un’autorità allo scopo di non diffondere notizie e principi contrastanti con le sue disposizioni.”
La definizione che ho dato mi pare appropriata, sebbene qualcuno potrebbere ribattere che nei dizionari si fa riferimento ad autorità religiose e politiche o ad attività censorie in tempo di guerra. Ho voluto generalizzare la definizione a qualunque tipo di autorità perché mi pare intellettualmente più onesto. Facciamo un esempio concreto. Su questo blog io sono l’autorità, dunque controllo tutti i commenti e, se volessi, potrei cancellare quelli scomodi. Se qualcuno mi scrivesse commenti atti ad istigare a delinquere, li cancellerei: sarebbe un’attività di censura. In tal caso a fin di bene, ma il fenomeno al quale mi riferisco è sempre a fini disonesti.
Se qualcuno ha letto i miei post sulla controinformazione e la disinformazione, potrebbe accusarmi di confondere quest’ultima con la censura. Chiariamo subito l’equivoco.
Per quanto mi riguarda, censura è un atto di cancellazione totale o parziale di notizie oppure di falsificazione di esse; mentre disinformazione è l’insieme di tutte le tecniche per non far percepire la verità degli eventi: la censura è una delle tante strategie della disinformazione.
Calunnie e accuse da parte di una coalizione politica, di una classe sociale, o comunque di un gruppo influente; pressioni affinché si parli in un certo modo di alcuni temi; oppure, direttive editoriali conseguenti ad attacchi di tipo legale: l’effetto psicologico di tali azioni è la stessa di chi continuamente subisce atti di prepotenza da parte di qualcuno: paura di subire altre prepotenze. Nel caso del giornalismo, paura di subire ulteriori pressioni. Un effetto che induce la gente a non cercare rogne, a parlare di notizie riguardo temi non scottanti.
Per non generalizzare, bisogna ricordare che il fenomeno dell’autocensura non avviene sistematicamente su tutti gli articoli. Vi sono sempre giornalisti che non hanno peli sulla lingua - con la conseguenza che difficilmente riescono a trovare spazio sui giornali, peggio ancora in TV. Ma spesso si leggono articoli sulla TAV che non trattano di dati ma di slogan; si parla di pericolo terrorismo senza citare nomi e cognomi dei terroristi: sembrano tutti coalizzati per compiacere le disposizioni del governo, inconsciamente o volontariamente; ma senza un vero e proprio intervento esterno. Non è la prima volta che il governo Berlusconi attacca i giornalisti, tacciandoli populisticamente di essere “comunisti”. Se in passato i governi attaccavano la stampa ma senza fanfare, quello attuale non ha neppure questo buongusto di fare tutto in silenzio.
Un esempio di pressioni: l’avvicendamento del direttore del Corriere della Sera. Fortunatamente, il Corriere non ha perso molto, sebbene si leggano più spesso articoli di parte - sia da un verso che dall’altro, e non fa bene al giornalismo.
In realtà l’autocensura può riguardare non solo l’informazione ma pure la divulgazione in senso lato. In un articolo di Giancarlo Sturloni si porta l’esempio dell’autocensura preventiva, attuata per impedire che le informazioni scientifiche siano impiegate dalle persone sbagliate - sebbene spesso questa scusa sia stata utilizzata per vendere a caro prezzo i risultati scientifico-tecnologici.
Passando poi ad ambiti culturalmente meno elevati, anche in TV si adottano provvedimenti editoriali per evitare querele, anche a costo di fare disinformazione. Emblematico è quanto è stato documentato nell’intervista girata da Report a dei colleghi giornalisti della RAI. Questi avevano confessato di aver avuto direttive dall’alto di non impiegare mai il termine “pacifisti” durante il periodo delle proteste contro l’intervento militare in Iraq: bisognava usare dei sinonimi, come “oppositori”… Nel contesto si comprende che si oppongono alla guerra, tuttavia il termine specifico ha l’effetto psicologico di connotare negativamente i manifestanti. Al punto che ben pochi, successivamente, hanno concretamente difeso i pacifisti dall’accusa di essere “complici dei terroristi” - parole della maggioranza di governo!
Io rimango dell’opinione che, se si crede veramente in una cosa, la si deve fare. Le cose fatte a metà non vanno mai bene.
L’autocensura è una forma a mio avviso peggiore della censura. Si tratta di sopprimere la propria coscienza, dunque la propria libertà di espressione. È una disonestà intellettuale autoinflitta.
Mi ricorda molto l’atteggiamento dei personaggi di 1984, di George Orwell. Il governo dittatoriale del romanzo aveva condizionato a tal punto le loro menti da non aver neppure bisogno di ricorrere a metodi estremi per riportare alla normalità la situazione: i protagonisti si autocensuravano, si imponevano di non contraddire il Grande Fratello (a parte il principale protagonista di questa vicenda, ovviamente).
Il finale è scontato - non è bello rivelarlo ma in tal caso la trama è drammaticamente prevedibile. Uno dei temi principali è il lavaggio del cervello operato dall’informazione di regime: secondo me, leggendo il testo potreste trovare strane ed agghiaccianti coincidenze con l’attuale panorama informativo…
Il fatto che nel romanzo si racconti di un mondo dittatoriale in cui le persone si autocensuravano… anche oggi c’è molta autocensura…
Dà un po’ da pensare, vero?…
Approfondimenti:
Autocensura preventiva
Interviste random al sottoscritto [Daniele Luttazzi]
TAG: Informazione


ciao, ho letto la tua risposta, e si hai ragione ne hai fatto un altro “articolo”
E ti ringrazio per i bei complimenti…
Io credo, che se anche è poco quel che faccio,lottando per i miei ideali, sia sempre meglio di niente.
Una casa si costruisce con un mattone alla volta.
A presto…
Comment di Vanessa — 13-12-2005 @ 18:48 GMT