La guerra del gas
Viktor Yushchenko, presidente urcraino e Vladimir Putin, presidente russo, non si vedono di buon occhio: la Russia ha sempre appoggiato il suo oppositore durante la campagna elettorale per le presidenziali ucraine, essendo Yushchenko filo-occidentale invece che filo-russo; il presidente ucraino è stato vittima di un avvelenamento da diossina durante una cena con un rivale politico ma presumibilmente i responsabili sono i servizi segreti russi (FSB, già KGB, di cui Putin fu direttore). Infatti bisogna notare che il Cremlino, dopo le accuse di un’analista militare russo il quale ha osservato una ripresa degli omicidi dei nemici politici da parte del KGB da quando Putin è presidente, non ha smentito per niente l’addebito del crimine - il quale, secondo il diritto internazionale, è un vero e proprio attentato terroristico. Ma, si sa, se l’attentato non è di matrice islamica, in Occidente si parla di covert operation, ossia operazioni segrete detto in americano per far finta di essere colti e informati; oppure qualcuno meno sfacciato le chiama operazioni clandestine: due metri di misura per definire uno stesso crimine…
Tralasciamo per ora i problemi geopolitici.
Il 24 dicembre, la Russia, padrona della Gazprom, fornitore di gas naturale di quasi tutta l’Europa attraverso il gasdotto in Ucraina, imponendo a quest’ultima - non chiede né tratta, ma impone- il nuovo prezzo di mercato del gas, ha costretto lo Stato confinante, il 27 dicembre, a minacciare di sottrarre il 15% del gas naturale dal gasdotto come tassa di passaggio sul proprio territorio. Perché queste prese di posizione? Il nuovo prezzo si adeguerebbe a quello pagato dagli Stati europei: dagli attuali 50$ che paga l’Ucraina ogni 1000 m³ si dovrebbe passare dal primo di gennaio a 230$, un aumento di più del 450%.
La Russia, per non essere da meno, ha minacciato di portare il governo Ucraino al tribunale di Stoccolma se dovesse realizzare l’indebito approvvigionamento. Chissà perché il popolo ucraino pensa che sia una vendetta per aver eletto un presidente filo-occidentale!
Fortunatamente, il 31 dicembre, oggi, sembra si sia aperto uno spiraglio nelle trattative. La Russia ha concesso di aspettare il mese di aprile per ritoccare le tariffe e il governo ucraino ha detto di essere disponibile a un accordo, sebbene voglia essere puntualmente informato su condizioni e tariffe.
L’Italia tira un sospiro di sollievo: di tutti i Paesi europei (i quali impiegano gas russo per un 25% del proprio fabbisogno) il nostro è quello che rischia di più in quanto impieghiamo il gas anche per gran parte dell’energia elettrica - i problemi si verificherebbero non nell’immediato ma nel medio e lungo periodo.
Tuttavia, una lettera della Gazprom - il ché è come dire del governo russo capitanato da Putin, visto che la multinazionale è statale- diretta all’Eni - che è come dire al governo Berlusconi, sebbene la multinazionale sia statale soltanto al 30%- avvisa che l’Italia è a rischio di carenza gas per la minaccia dell’Ucraina di sottrarre combustibile dalla quantità regolarmente consegnata dai Russi al confine ucraino: la lettera precede la notizia della distensione dei rapporti ma non è stata ancora smentita con una risposta sul pericolo sfatato; inoltre, da notare che l’eventuale scarsità di gas è attribuita al comportamento scorretto dell’Ucraina.
Queste due notizie mi fanno pensare che non è ancora finito un bel nulla. Putin ha il piglio dello zar e allo stesso tempo dei politici comunisti di un tempo - non a caso, ribadisco, è stato direttore di un ente, il KGB, il quale rimane sempre affezionato ai suoi metodi politici. Ma non è un comunista, dice Berlusconi: e di comunisti se ne intende, lui che ha tacciato di comunismo l’Economist, filo-reaganiano e filo-tatcheriano a quell’epoca (intervista a Emmot, direttore dell’Economist in Viva Zapatero!, di Sabina Guzzanti).
Yushchenko è un uomo tenace, bisogna ammetterlo: uno dei servizi segreti più pericolosi del mondo ha cercato di ucciderlo in modo orribile, però lui ha continuato per la sua strada; nonostante il dolore e i danni praticamente irreversibili al volto a causa della diossina e nonostante l’astio tutt’altro che celato di Putin, Yushchenko continua la sua politica filo-occidentale e sfida una nazione che può ricattarlo come vuole. Da ammirare come cerchi di difendere la dignità della sua Nazione: la nostra classe politica, forse, dovrebbe prendere appunti.
Putin non è solo tenace: è spietato e vendicativo. Il caso Yukos ne è un semplice esempio. Come mai ha lasciato la possibilità di una trattativa? C’è forse qualcosa che non sappiamo?
Per adesso sappiamo che forse lo zar non ha ancora forzato la mano soltanto perché a Sebastopoli, in territorio ucraino, c’è un’importante base militare russa.
Cosa riserva il futuro? Niente di buono. La Gazprom, da sola, fornisce un quarto delle riserve mondiali di gas naturale; la Russia è la più grande produttrice di gas del mondo; il picco di petrolio è stato raggiunto in questi anni (ciò significa che dall’anno prossimo in poi la disponibilità di petrolio diminuirà sempre più, irrimediabilmente; e sarà necessario ricorrere alle fonti alternative, tra le quali il gas): tutto ciò mi fa presagire un futuro in cui la Russia cercherà di riconquistare quel posto che aveva la precedente Unione Sovietica, se non di più; e un governo filo-americano così importante e così vicino come l’Ucraina costituisce un ostacolo non indifferente.
Un ostacolo da superare con ogni mezzo, ricatto compreso. E prima possibile: perché non cominciare subito? Ricordiamo che l’inverno non è ancora finito e l’Ucraina rischia di battere i denti per la vendetta di Putin, ora.
Un ricatto all’Ucraina, comunque, riguarderà anche l’Europa.
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