Diritto di Coscienza

19-01-2006 @ 19:01

Discriminazione verbale

Una delle cose più odiose per un portatore di handicap (o disabile, che dir si voglia) è dover sopportare la discriminazione delle persone normali. Per discriminazione non si deve intendere soltanto l’atto diretto ed esplicito dell’offesa fisica e/o verbale (cioé percosse o insulti diretti o velati) ma anche l’atteggiamento di pietà ipocrita nei loro confronti.

I disabili si devono adattare quasi sempre a un mondo che vuole escluderli. Ciò fa di loro, in molti casi, degli individui determinati a diventare più autosufficienti possibile. Le persone sulla sedia a rotelle possono fare moltissime cose da soli: anche nello sport. Vi sono gli sciatori della nazionale italiana che, sebbene senza una gamba, riescono a essere molto più veloci delle persone normali - a meno che queste non siano molto allenate.
Non hanno bisogno di pietà ma di comprensione: sono cose differenti. Comprensione vuol dire ascoltare sul serio i loro problemi e risolverli in modo da integrarli nella società. Per non escluderli si dovrebbero realizzare apposite pedane per l’accesso agli edifici - non solo quelli pubblici ma anche tutte le abitazioni-, dotare le scale di apposito montacarichi se non c’è un’ascensore; realizzare ascensori abbastanza capienti per far entrare una carrozzella; impiegare un maggior numero di autobus con il posto dedicato alle carrozzelle; e tante altre soluzioni. Non è difficile attuarle, basta mettersi nei panni di un disabile e chiedersi se si può accedere a un cinema e come potrebbe farlo.

Molto spesso, però, le cosiddette persone per bene confondono la comprensione con la pietà. Questo tipo di persone non sono brave persone ma sono malati di perbenismo.
Il perbenismo è un atteggiamento nei confronti delle persone votato alla difesa dei valori umani in modo ipocrita - nel senso che i malati di tale infezione molto spesso criticano gli altri per difendere quei valori che loro tradiscono sistematicamente. Esempi eclatanti di tale influenza sono le dichiarazioni dopo uno stupro. C’è chi condanna il comportamento della vittima (Che ci faceva in giro a quell’ora?), c’è chi allude calunniosamente alla presunta immoralità della vittima (Guardate come si è vestita! Se l’è andata a cercare! A noi non succede perché siamo persone rispettose) e tante altre belle e nobili dichiarazioni.

Un atteggiamento affetto da perbenismo nei confronti dei disabili è l’eccesso di pietà, che manifesta la credenza di una superiorità della persona normale rispetto al portatore di handicap: sulla base di tale discriminazione inconscia, si genera una discriminazione verbale, cioè l’utilizzo di termini per etichettare i disabili.
Per non urtare la sensibilità degli handicappati non bisogna chiamarli tali, suona male, mette sotto i riflettori il loro male nudo e crudo, non sta bene: chiamiamoli disabili, è più delicato, meno brusco. Ma, per curiosità, hanno mai chiesto ai diretti interessati cosa ne pensano? Io credo di no.

Sul blog di Beppe Grillo oggi si legge che da adesso in poi i sordi si devono chiamare pre-verbali (!) per non essere insensibili nei loro confronti. Il bello è che la loro stessa associazione è contraria a tale iniziativa: sanno perfettamente cosa si nasconde dietro questo sinonimo anonimo ed eufemistico. Si nasconde il cuore stesso della malattia del perbenismo, si nasconde la colonia del virus. Questo virus è la paura del diverso.
Chiamare pre-verbale un sordo lo trasforma in qualcosa d’altro, di più difficile identificazione. In questo modo, un sordo non viene più visto come un disabile con problemi di udito, con il quale bisogna comunicare in un certo modo; viene visto come uno che si esprime in modo alternativo, dunque non ha un vero e proprio problema.
Usare parole come sinonimi di qualcosa che, in realtà, non ha per nulla lo stesso significato - per esempio usare la locuzione operazione di pace per guerra- e soprattutto parole il cui significato non è lontanamente intuibile dal nome - pre-verbale a che diavolo si riferisce!?- è un’autodifesa psicologica delle persone per bene. Questi termini sono impiegati non per non urtare la sensibilità dei disabili ma, piuttosto, per non urtare quelli di chi le pronuncia, di chi ha paura di dover pensare a problemi così gravi come stare su una sedia a rotelle o non poter vedere né sentire il mondo circostante.

Visto com’è semplice il cervello umano di molti individui? Basta un sinonimo - seppur falso- per far sparire il problema. È un colpo di genio: il problema della sordità è sparito per sempre. Beh adesso ci sono i pre-verbali, è vero, ma non hanno mica problemi, sono soltanto eccentrici perché si esprimono in modo differente dalla gente comune…
Non preoccupatevi, non ho preso il virus del perbenismo: facevo dell’ironia. Io sono stato vaccinato alla nascita contro questa malattia infettiva.

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2 Commenti »

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  1. Ciao, ieri non sono riuscita a scrivere un commento…
    Per ora passo velocemente…a presto

    Comment di Vanessa — 19-01-2006 @ 23:58 GMT

  2. Beh, ieri Blogsome, la piattaforma su cui si poggia il mio blog era in manutenzione, così è risultato impossibile accedere al blog anche per me.

    Comment di Cristian Palmas — 20-01-2006 @ 6:59 GMT

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