Le bombe degli USA in Iraq: Saddam il cattivo
Nel prologo abbiamo accennato alla campagna per screditare il documentario di Fallujah. Nel secondo articolo invece abbiamo trattato a grandi linee la cronologia della guerra tra Iran e Iraq, sottolineando i Paesi fornitori di armi e gli interessi economici degli Occidentali, USA in primis.
In questo terzo ma non ultimo post sugli USA in Iraq discuteremo dei tre anni successivi alla fine della guerra con l’Iran, fino ad arrivare alla conclusione dell’operazione Desert Storm.
Come mai Saddam, improvvisamente, diventa una canaglia? Come mai da dittatore buono - secondo la retorica propagandistica guerrafondaia americana- Hussein è diventato il nemico pubblico internazionale più importante, nel 1990? Per comprenderlo dobbiamo partire dalla fine della terribile guerra fratricida, nel 1988.
Sia l’Iran che l’Iraq furono prostrati dalla devastazione. Milioni di morti, avvelenamento dell’ambiente a causa di bombe chimiche, esercito a pezzi, ingenti somme di denaro impiegate per lo scontro, gravi problemi interni. La guerra fu conclusa soltanto perché nessuno dei due governi poteva andare avanti: rischiavano lo sfascio totale. Ripercorriamo brevemente la cronologia di quegli anni.
Agosto 1988: da aprile ad agosto gli Iracheni impiegano gas mostarda e nervino intensivamente contro le truppe iraniane in quattro grandi battaglie. Gli agenti chimici provengono da una spedizione approvata dal Dipartimento del Commercio USA (DoC) ad aprile. In questo periodo i servizi segreti della Difesa USA (Defense Intelligence Agency) sono profondamente coinvolti nelle consulenze per i piani di battaglia, supporto di intelligence e debriefing post-bellico. Nell’ultima grande battaglia muoiono 65.000 Iraniani, molti dei quali per avvelenamento da gas – impiego di armi chimiche.
8 agosto 1988: Iran e Iraq dichiarano l’armistizio.
13 agosto 1988: Hussein spedisce aerei ed elicotteri armati di armi chimiche per bombardare i Kurdi (Iraq del Nord) per aver appoggiato l’Iran.
Settembre 1988: il DoC approva la spedizione di armi all’antrace e al botulino all’Iraq. L’allora assistente segretario di Stato Richard Murphy afferma: “Le relazioni USA-Iraq… sono importanti per i nostri obiettivi politici ed economici a lungo termine.”
Dicembre 1988: la Dow chemicals spedisce in Iraq 1,5 miliardi di dollari di pesticidi nonostante sappia che verranno impiegati come armi chimiche.
25 luglio 1990: l’ambasciatore USA in Iraq incontra Hussein per assicurargli che il presidente Bush “vuole relazioni più profonde e migliori”.
Agosto 1990: l’Iraq invade il Kuwait.
Luglio 1991: il Financial Times di Londra dichiara che la Florida chemical company ha prodotto e spedito cianuro con un corriere della CIA negli anni ‘80 all’Iraq, il quale poi impiega la sostanza chimica in armi contro gli Iraniani.
Agosto 1991: Christopher Droguol della filiale di Atlanta della BNL è arrestato per aver fornito prestiti non dichiarati all’Iraq per permettergli di comprare forniture militari. Le indagini dell’89 hanno riportato uno scoperto di 2,155 miliardi di dollari, in Italia è scoppiato lo scandalo Valsella per la fornitura di mine all’Iraq.
Da questi semplici eventi si può evincere una cosa fondamentale: i solidi rapporti di affari tra gli Stati Uniti e l’Iraq, anche fino al giorno prima dell’invasione del Kuwait, dei rischi della quale sicuramente sono stati a conoscenza i servizi segreti americani: molti carrarmati iracheni sono stati spostati lungo il confine con il Kuwait, e non certo in un giorno.
Queste transazioni economiche sono tutte a vantaggio di alcune multinazionali nel campo militare e chimico, come la Dow, famosa per i suoi crimini contro l’umanità.
La visita dell’ambasciatore americano a luglio serve probabilmente da trappola per manifestare il proprio appoggio nell’invasione del Kuwait. Tale operazione militare serve da pretesto per realizzare una mega coalizione contro Saddam Hussein, per difendere il petrolio e scongiurare una crisi energetica mondiale. Questo è il motivo ufficiale.
Nell’archivio dell’NSA (National Security Archive) si possono leggere due relazioni interessanti, una sui rapporti tra Reagan e Hussein - intermediario era Donald Rumsfeld- e l’altra sulle armi di distruzione di massa dell’Iraq.
In sintesi, le mire politico-economiche degli USA erano queste: indebolire l’area mesopotamica per poterla controllare in futuro, e dare spazio alle multinazionali petrolifere. La guerra Iran-Iraq era servita per lo scopo. Rimaneva da attuare il piano di controllo, per il quale il più semplice metodo di attuazione è l’invasione del Paese da controllare. Ma per non essere tacciati di criminalità, serviva una giustificazione: rischio di crisi petrolifera e presenza di armi nucleari e chimiche - stessa scusa dei giorni nostri, soltanto che allora era vero: provenivano tutte dai Paesi Occidentali come USA, Francia, GB, Italia e poi URSS e Cina.
Così Bush Sr. è riuscito ad avere l’appoggio degli alleati NATO - anche loro con la coscienza sporca- e andare in Iraq. Così è cominciata l’ennesima Guerra del Golfo (17 gennaio 1991).
L’avanzata alleata è stata senza sosta e favorita dal bombardamento con armi all’uranio impoverito (DUP) per sfondare i carrarmati. Questi proiettili sono ottimi perforanti grazie all’elevata densità dell’uranio (circa 19 kg/dm³, più del doppio della ghisa) e sono realizzati con scorie nucleari - per questo si dice impoverito, perché sono residui della combustione nucleare del materiale fissile.
Il problema è che questo materiale è ancora molto radioattivo e dovunque cada avvelena l’ambiente, contaminandolo finché non viene esaurito tutto il decadimento radioattivo - dai 5.000 ai 500.000 anni, a seconda della radioattività residua! Per avere un’idea di cosa sia l’uranio impoverito potete leggere - in inglese, ahimé- su Wikipedia la descrizione e i campi di applicazione. C’è anche l’articolo in italiano ma vi sono diverse imprecisioni.
Sarebbe troppo lungo discutere di tali armi di distruzione di massa, come recita una risoluzione dell’ONU del 1996 - dunque posteriore alla Guerra del Golfo. Sarebbe necessario un articolo dedicato. Ricordiamo soltanto come gli Stati Uniti hanno impiegato migliaia di tonnellate di questo materiale in modo indiscriminato, pur conoscendone la tossicità; addirittura contro l’acquedotto cittadino di Baghdad, compiendo un crimine contro l’umanità perché quello costituisce un bersaglio civile. Infine sottolineiamo come sia facile per gli USA condannare chi impiega bombe chimiche - tra l’altro vendute da loro stessi- e giustificare l’utilizzo di DUP affermando che non costituiscono pericolo per la salute dei civili e dei soldati.
Il cinismo della politica estera di uno Stato campione mondiale di un capitalismo imperialista - dunque votato a mantenere in condizione di semi-colonialismo i Paesi poveri per poterne sfruttare le risorse- non deve sorprendere. Nella Storia vi sono state amministrazioni presidenziali americane ben peggiori, per giunta c’è stato chi ha agito sfruttando le vite degli stessi cittadini statunitensi: Pearl Harbour ne è un chiaro esempio.
Tornando alla Guerra del Golfo, dopo la campagna aerea, è cominciata quella terrestre il 24 febbraio (Desert Storm), dopo due giorni di armistizio.
Gli alleati sono entrati in Kuwait combattendo con la minima opposizione da parte dell’esercito iracheno, nel quale molti, invece, hanno disertato alla vista dei nemici. Ciò motivato anche dal fatto che un’altra frangia dell’esercito alleato era penetrato in territorio iracheno, mettendo ulteriormente in difficoltà il nemico.
Il 27 febbraio il Kuwait è stato ufficialmente liberato (meno di 100 ore dopo l’inizio della campagna di terra).
Gli alleati avrebbero potuto proseguire fino a Baghdad, a Saddam Hussein, ma l’allora presidente Bush ha detto di lasciarlo lì dove stava, e di tornare indietro: aveva compreso qualcosa che suo figlio - l’attuale presidente- non avrebbe mai capito: gli Stati Uniti non disponevano di mezzi e uomini sufficienti per una guerra su suolo cittadino e i costi sarebbero stati spropositati. E molto probabilmente non sarebbero stati seguiti dai loro alleati, neppure da noi Italiani.
George Bush Sr. si è accontentato di una vittoria che avrebbe aumentato notevolmente il prestigio internazionale suo e degli USA, avrebbe imposto il suo Paese come leader del pianeta e, infine, avrebbe fatto affari d’oro con gli Arabi - con i quali aveva sempre trattato, anche con la famiglia Bin Laden. Inoltre, lo stava aspettando la campagna elettorale presidenziale: non avrebbe mai permesso di giocarsi il mandato per aver ostinatamente protratto una guerra potenzialmente dannosa… per la sua immagine - che gli importava del Paese?
Un altro motivo per cui gli USA hanno deciso di ritirarsi può anche essere stato il caso della sindrome del Golfo, una malattia inventata per nascondere le vere cause delle strane patologie tumorali tra i soldati, in modo da non dover spendere milioni di risarcimento in cause di servizio.
La sindrome del Golfo (GWS, Gulf War Syndrome) manifesta diversi sintomi psicologici e fisici, come l’aumento spropositato di problemi immunitari e difetti genetici nei figli concepiti dopo la comparsa della malattia. Le cause di tale sindrome sono abbastanza chiare ma ufficialmente non lo sono. I veterani della Guerra del Golfo hanno manifestato anche diarrea, perdita del controllo muscolare, emicranie, affaticamento cronico, vertigini e problemi di equilibrio, perdita di memoria.
Tutti questi sintomi sono tipici delle intossicazioni di svariate sostanze. Infatti è stato suggerito che i responsabili della sindrome potessero essere: antrace, armi biologiche, all’uranio impoverito, chimiche (comprese quelle al gas nervino e al gas mostarda), droghe in funzione di antidoto contro agenti nervini, pesticidi, parassiti (!), fumi del petrolio bruciato nei pozzi, esposizione al combustibile dei missili Scud e terra-aria.
Tralasciamo l’idea che dei parassiti provochino tutti questi problemi: mi pare molto improbabile che dei parassiti influenzino il sitema nervoso centrale e provochino particolari forme tumorali.
Abbiamo già visto in tutti gli articoli riguardo le armi in Iraq, a partire dal prologo, che le sostanze e le armi sopracitate erano presenti in Iraq già dal 1980. Erano presenti sottoforma di arsenale militare da impiegare, appunto, a scopi bellici con il benestare dei Paesi fornitori - Occidente, URSS e Cina. Durante il bombardamento aereo tali arsenali sono stati completamente distrutti - è lo scopo di un bombardamento aereo: eliminare i rifornimenti di armi e vettovaglie del nemico.
Bisogna ricordare che, data la pericolosità delle sostanze chimiche presenti negli arsenali - delle quali lo stato maggiore degli USA era perfettamente al corrente-, il bombardamento è stato pianificato nei minimi dettagli, includendo un accurato studio metereologico per conoscere la direzione dei venti dopo la distruzione dei bersagli. Molto probabilmente, la previsione della direzione dei venti si è rivelata sbagliata, cosicché la nube di sostanze tossiche e letali si è spostata verso i soldati che avanzavano.
Il risultato di questa ennesima, non inefficienza, ma incompetenza presuntuosa - tipica della gestione bellica degli USA a partire da Pearl Harbor- è stata la condanna a morte di circa 100.000 soldati, e dei loro figli. Un delitto che deve essere tenuto nascosto per un solo motivo: la sopravvivenza della propaganda militaristica.
Pagare le indennità di servizio ai veterani per la loro malattia significherebbe ammettere di aver commesso un errore madornale di pianificazione - dunque di non essere l’esercito che la propaganda dipinge come invincibile-; significherebbe ammettere che in Iraq vi erano una tale quantità di armi di sterminio perché gli stessi USA le avevano vendute a Saddam Hussein - particolare sempre taciuto e glissato in modo molto abile-; significherebbe ammettere che la Guerra del Golfo in realtà è stato un altro Vietnam, dunque un fallimento dell’ideologia della guerra.
Negare la guerra come valore è impensabile per gli USA: è il principio su cui si basa il suo capitalismo: rappresenta le fondamenta del castello di giustificazioni per la sua politica economica (interna ed estera), sociale ed estera. Il lavaggio del cervello cui sono sottoposti gli Statunitensi è tale che perfino loro credono - nel senso religioso del termine- nella guerra. Soltanto la maggior parte dei soldati che l’hanno vissuta sulla loro pelle non vi crede più.
Gli Americani, invece di sentire parlar di guerra dai loro presidenti, che magari non l’hanno mai fatta o addirittura non hanno mai fatto il militare - per intrallazzi o diserzione-, dovrebbero chiedere ai veterani di Desert Storm o dei Balcani cosa pensano al riguardo. Soprattutto a quelli affetti dal linfoma di Hodgkin, una forma tumorale che casualmente ha colpito sia i veterani dei Balcani sia quelli del Golfo; sempre casualmente, nelle due distinte guerre sono state impiegate bombe all’uranio impoverito (DUP); ancora casualmente, nei Paesi bombardati di DUP, l’incidenza di leucemie e di linfomi di Hodgkin è spaventosamente aumentata al di là di ogni legge statistica. Però è solo un caso…
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Link utili
Fondazione Cipriani
National Security Archive (NSA)
Iran Chamber
Wikipedia: Desert Storm
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