Il vero cittadino
La figura del cittadino non è soltanto quella di abitante ma anche di soggetto politico. In quanto soggetto - e non oggetto-, deve anche occuparsi di politica, anche se in modo sicuramente differente dai suoi rappresentanti in Comune, in Provincia, e così via. Infatti, il ruolo del cittadino vero è quello di osservare e criticare l’operato dei suoi rappresentanti, i quali sono anche suoi dipendenti - sono stipendiati con i soldi delle tasse. Inoltre, deve essere ligio alla legge e all’etica, e fare in modo di proteggerle, per quanto possibile.
Gli Italiani hanno visto 60 anni di falsa democrazia, controllata dal crimine organizzato, dalla corruzione e da un sistema politico-socio-economico antimeritocratico; hanno visto una classe politica nella quale, di facciata, i leader opposti si sono sempre dati battaglia ma, in realtà, si sono sempre accordati per spartirsi le zone di influenza, il potere e gli affari; gli Italiani hanno sempre visto gli scandali politico-economici, senza che i responsabili abbiano mai pagato, tranne pochi capri espiatori: tutto ciò ha letteralmente ucciso la coscienza civile della nostra Nazione. Andando in giro a parlare con le persone, denunciando la disinformazione e la corruzione, distribuendo volantini contro gli onorevoli condannati, diverse persone mi hanno risposto: «Tanto non cambia nulla», «Sono tutti così», «Se non ci vanno loro al potere, chi ci mandiamo?», «Per stare lì devi avere la coscienza sporca», «Comunista!», «Sei con i terroristi!»…
Tutte queste frasi banali e ignoranti sono sintomo di un duplice problema, la rassegnazione e la disinformazione. Perciò il modo più immediato per risvegliare il cittadino autentico che in tutti questi individui è in coma, consiste nell’informare. L’informazione uccide l’ignoranza, fa capire che esistono modi per combattere i potenti - anche sfruttando i loro stessi mezzi (radio, stampa, televisione, volantinaggio e cartellonistica informativa, collette e donazioni, associazionismo…). L’informazione è pericolosa per i potenti che vogliono sfruttare la loro posizione per i propri scopi e non per il popolo. Questo è il motivo per cui vi sono numerosissimi metodi applicati dai potenti per lasciare nell’ignoranza i cittadini: telegiornali e giornali controllati e ricattati economicamente, campagne di disinformazione, intimidazione dei dissenzienti (dalla semplice querela alla vera e propria persecuzione, fino all’omicidio), neutralizzazione dei capi delle proteste o delle iniziative.
Non basta semplicemente indignarsi per ciò che non va nel nostro Paese, ed emigrare non significa risolvere i nostri problemi. Bisogna riunirsi insieme per fare fronte comune. Uno solo, anche se nel giusto, può tranquillamente essere eliminato (anche fisicamente): centomila non possono essere spazzati via, anche se fossero nel torto (ovviamente, come caso estremo).
Questo non significa che bisogna fare le rivoluzioni - che dal mio punto di vista sono soltanto servite, nella Storia, a togliere di mezzo dei potenti di un tipo e imporne altri di un tipo differente, senza però cambiare la sostanza della situazione.
Quello che intendo io è che tutti gli Italiani, per migliorare il loro Paese, dovrebbero riappropriarsi della loro funzione di cittadini.
Perché i politici affermano che la politica dev’essere fatta dai professionisti (cioè, loro) quando si trattano temi importanti in cui i diritti del popolo sono calpestati (come nel caso Parmacotto di Parma) mentre si ricordano che i cittadini devono occuparsi di politica soltanto quando devono votare?
Per poter votare con coscienza, i cittadini devono seguire attentamente e fare in parte politica se necessario, soprattutto quando si negano i loro diritti a vivere in un ambiente sano e a misura d’uomo (come nel caso della TAV e del sopracitato Parmacotto). L’affermazione di quel tipo di politici non è dovuta a ignoranza, quanto piuttosto a malafede: se i cittadini fossero seriamente coscienti di chi li rappresenta, diserterebbero le urne in massa!
Non pretendo che tutti siano attivisti in prima fila. Se ognuno di noi, ogni tanto, parlasse di problemi seri 5-10 minuti con altre persone, in modo da informarsi reciprocamente, l’Italia sarebbe migliore.
Io non ho mai bisogno di incitare la folla per seguirmi nella protesta; anzi non lo faccio mai perché non sarei molto differente da chi voglio contrastare. A me basta informare le persone e prendermi la responsabilità di coordinarle: saranno poi loro a seguirmi spontaneamente spinti dall’indignazione e dalla speranza di cambiare le cose.
E le cose possono cambiare davvero, magari soltanto un poco, ma possono. Volete un esempio? Ve ne dò tre.
Primo: dal blog di Beppe Grillo e da pochi altri partì la notizia del video di Fallujah, realizzato da Rainews e censurato da stampa e tv, sull’utilizzo delle armi al fosforo; dopo allora, si organizzò una protesta di fronte all’ambasciata americana. 700 persone costrinsero non soltanto l’Italia ma il mondo intero a occuparsi della vicenda. Ora come ora è caduta nel dimenticatoio, ma almeno la gente sa che siamo alleati di criminali di guerra (come se già non bastassero le notizie su Guantanamo e i bombardamenti dell’acquedotto di Baghdad, un obiettivo civile).
Secondo: molti futuri candidati al Parlamento parlano di condannati da non candidare, di legalità e questione morale e tante altre belle parole di cui non si erano mai preoccupati prima; il motivo è che i lettori del blog di Beppe Grillo e i volontari dei vari meetup d’Italia avviarono diversi mesi fa una campagna per cacciare dal Parlamento i condannati in via definitiva. Poche migliaia di persone che distribuirono e distribuiscono tuttora i volantini con i nomi dei condannati hanno praticamente imposto alla classe politica nazionale di occuparsi del problema.
Terzo: come non citare gli abitanti della Val Susa, i quali hanno smosso un’intera nazione, facendo conoscere gli sporchi retroscena di un’opera pubblica devastante per le casse italiane ma lucrosa per pochi privati? La battaglia è ancora aperta, soprattutto perché anche Prodi vuole costruire la TAV (ci guadagna anche lui!).
Ma noi cittadini combatteremo.
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Esattissimo. L’informazione è l’unica soluzione per combattere gli insabbiamenti, i silenzi, le menzogne che chi detiene il potere cerca fin troppo spesso di usare per convincere la gente a sostenerlo e seguirlo.
Anche per questo il problema del controllo dei mezzi di informazione (ovvero delle televisioni) è un problema di enorme importanza ed è il primo che andrebbe risolto
Comment di frankbro123@rediffmail.com — 19-02-2006 @ 23:31 GMT
Il problema è che non solo le tv sono controllate ma anche la stampa.
La televisione è il mezzo di comunicazione più importante ma anche il controllo degli altri è necessario per far filtrare soltanto le notizie che piacciono a chi detiene il potere. La stampa, addirittura, è tanto impaurita dalle intimidazioni costituite dalle querele ed è tanto sotto pressione, che si autocensura!
La radio è ancora uno spazio semilibero ma non lo sarà per molto.
Internet è ancora libero e forse non potrà mai essere soggiogato. Forse è proprio per il suo potenziale che il nostro governo - pur sbandierando ai quattro venti di aver portato Internet nelle case degli Italiani: è cosa falsa!- cerca in tutti i modi di ostacolarla.
Comment di Cristian Palmas — 20-02-2006 @ 13:33 GMT
Si, certo, speriamo che internet rimanga libero, e così tra le persone comuni si potrà fare informazione.
Comment di vanessa — 24-02-2006 @ 22:02 GMT
Purtroppo non so fino a che punto rimarrà libero.. A parte le censure di cui si sente (Cina che “filtra” i risultati di google, l’Italia che filtra la Cina per le partite di calcio ecc. ecc… ), palladium (thrusted computing) incombe…
Bah…
Comment di marco — 25-02-2006 @ 0:27 GMT
Nonostante Palladium e la censura, Internet è ancora libero.
Vi sono diversi blogger cinesi che riescono comunque a comunicare all’estero.
Gli accorgimenti per aggirare la censura sono riportati anche su Reporter senza frontiere (www.rsf.org). Inoltre, in giro in Internet vi sono numerosissimi hacker che insegnano trucchetti vari per battere la censura.
Comment di Cristian Palmas — 25-02-2006 @ 19:48 GMT
Che alla fine gli Hacker, tanto perseguitati da tutti, salveranno la libertà di comunicare?…
Comment di marco — 26-02-2006 @ 0:18 GMT
@Marco
Sì. Mi sento di poter rispondere che loro sono i partigiani del web. Sono loro che hanno inventato Internet e il software libero.
Se sono perseguitati è per la disinformazione dei media, sui quali scrivono degli ignoranti che non sanno neppure cosa sia un virus.
Confondono il concetto di hacker con quello di cracker: il primo impiega le sue conoscenze per insegnare agli altri e migliorare la tecnologia informatica; il secondo impiega il suo sapere per guadagnare illecitamente. Vallo a spiegare a quei giornalisti ignoranti prezzolati dalla Microsoft - La Repubblica in prima fila!…
Comment di Cristian Palmas — 26-02-2006 @ 0:25 GMT