Rete Nazionale Rifiuti Zero: incontro dell’1 luglio 2006
Il 1 luglio 2006, presso il Dopolavoro ferrioviario di Firenze Santa Maria Novella, si è tenuta l’assemblea della Rete Nazionale "Rifiuti Zero", un coordinamento dei comitati sparsi su tutto il territorio italiano che promuovono e informano amministratori e cittadini su una corretta gestione dei rifiuti secondo le norme europee e uno sviluppo sostenibile. Io ho partecipato come delegato per il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti (GCR) di Parma.
Alla conferenza hanno partecipato cittadini comuni, ricercatori, professori universitari, ambientalisti e tecnici. Tutti attivisti il cui obiettivo, attualmente, consiste nel indurre il governo italiano ad abbandonare la pratica dell’incenerimento dei rifiuti a favore di un sistema di gestione veramente integrato che comprende, in ordine rigoroso di attuazione:
- Prevenzione e riduzione dei rifiuti
- Riutilizzo dei prodotti finiti
- Riciclaggio dei materiali
- Recupero energetico
- Smaltimento tramite trattamento meccanico biologico (TMB) finalizzato alla discarica
Da tenere bene a mente che l’ultimo punto non significa che il rifiuto non differenziato va in una discarica come quelle attuali in Italia, come falsamente affermano i difensori dell’incenerimento (cosiddetti inceneritoristi o, più goliardicamente da parte di qualcuno, piromani) come pratica ecologica per lo smaltimento dei rifiuti. Le discariche del punto 5. sono più economiche e moderne di quelle vecchie e ciò che vi finisce dentro è il residuo non ulteriormente differenziabile che esce dal TMB. Questo residuo consiste in balle di rifiuti ad alta densità grazie alla forte compattazione cui sono sottoposte (dunque occupano meno spazio). Il potere calorifico inferiore (PCI), cioè l’energia che possono sviluppare i materiali quando bruciano, è nettamente inferiore al limite di legge per la messa in discarica (13MJ/kg), producono molto meno percolato (acqua contaminata che si forma in discarica) rispetto alle classiche discariche, e i gas prodotti sono in quantità inferiore e parzialmente ossidati all’interno.
In poche parole sono più stabili e 10 volte meno impattanti delle vecchie discariche, perciò costano anche meno. [1]
Che significa Rifiuti Zero? Significa attuare diverse strategie separate ma integrate per far sì che un giorno (che la Zero Waste Alliance pone nel 2020 ma ovviamente è una data indicativa) non si producano più rifiuti.
L’assunto di base è che infatti, prima della Seconda Guerra Mondiale, la società non produceva rifiuti: tutto era riutilizzato e riciclato. Solo con la nascita della produzione di massa, a catena di montaggio, della cultura del consumismo sprecone abbiamo cominciato a buttare via prodotti che, in realtà, se adeguatamente progettati, possono essere sempre risorse e mai rifiuti.
Come si fa a raggiungere l’obiettivo? Seguendo le indicazioni europee, riprese nei punti sopra esposti. Se noi cittadini ci imponiamo di ridurre i rifiuti, riutilizzare e riciclare i materiali; se le autorità locali e nazionali stabiliscono leggi che incentivano la raccolta differenziata domiciliare che permette di superare l’80% di rifiuti urbani recuperati per il riciclaggio, e leggi per raggiungere tale obiettivo; se le industrie, le catene di distribuzione e le attività commerciali fanno accordi con le amministrazioni per una corretta e sostenibile gestione dei rifiuti; se si finanzia una ricerca che permetta di sviluppare materiali riciclabili al 100% (come per esempio il Mater-Bi): con questi presupposti da sviluppare separatamente ma non in modo indipendente, si può raggiungere nell’arco di meno di un ventennio l’obiettivo "rifiuti zero", così come vi è già riuscito il Giappone.
Durante la conferenza si sono discusse varie proposte per iniziative nazionali e vi sono state alcune presentazioni scientifiche a dimostrazione della pericolosità dell’incenerimento dei rifiuti da parte di Patrizia Gentilini (Medici per l’Ambiente), Ernesto Burgio (Attac Italia, chirurgo) e Gianni Tamino (professore all’Università di Padova).
Le decisioni più importanti sono state la stesura di un documento nazionale in cui esporre in modo sintetico lo schema di realizzazione di una corretta gestione dei rifiuti al Ministero dell’Ambiente, presentazione della petizione per l’abolizione del CIP6 (certificati verdi per gli inceneritori come impianti che funzionano con fonti rinnovabili) in quanto le norme europee, a differenza di quanto si è fatto in Italia, non considerano i rifiuti una fonte rinnovabile [2]. Infine, si sono stabilite le modalità di realizzazione della manifestazione mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti, tra il 6 e il 10 settembre, proposta da GAIA.
A settembre, però, vi saranno altre sorprese che lo renderanno un mese veramente caldo!
Note:
[1] Per avere un quadro generale ma sufficientemente approfondito degli argomenti esposti, consiglio di leggere il documento di Greenpeace Gestione rifiuti a freddo.
[2] Monica Frassoni ha presentato un’interrogazione al Parlamento europeo relativamente alle fonti rinnovabili e all’estensione dei finanziamenti anche all’incenerimento dei rifiuti. Loyola De Palacio, Commissario per i Trasporti e l’Energia dell’UE, con la risposta E2935/03IT del 20 novembre 2003 a tale interrogazione, ha ribadito il fermo no dell’UE ai finanziamenti all’incenerimento dei rifiuti con i soldi per le fonti rinnovabili (come si fa attualmente in Italia) perché «ai sensi della definizione dell’art. 2, lettera b) della direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità, la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile», ossia, solo le biomasse sono fonti rinnovabili (se impiegate correttamente) mentre i residui non organici che sono bruciati non lo sono.
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