Diritto di Coscienza

09-08-2006 @ 15:04

Il termovalorizzatore non esiste

Categoria: Natura, Italia, Salute

Inceneritore - dal sito di HERA

Il termovalorizzatore è un impianto che fa parte della mitologia, non della realtà: è la mistificazione pubblicitaria dell’inceneritore a recupero energetico, cioè un inceneritore che impiega il calore sviluppato nell’incenerimento dei rifiuti per produrre calore ed elettricità.
La definizione di termovalorizzatore dovrebbe essere quella di una centrale elettrica che produce energia termica ed elettrica per cogenerazione bruciando come combustibile i rifiuti. Non serve scomodare i più grandi ingegneri e professori del mondo, basta uno studentello accorto per smentire questa definizione: è fisicamente impossibile che esista un impianto simile. Vediamo il perché.

Una centrale elettrica è un impianto il cui scopo è produrre energia elettrica. Al giorno d’oggi però produce anche energia termica recuperando parte del calore all’interno del processo di produzione di elettricità. In tal modo l’efficienza dell’impianto migliora (arriva anche al 65%) e si hanno meno emissioni gassose. Si parla di cogenerazione, cioé produzione di energia termica (teleriscaldamento) ed elettrica con un alto rendimento.
Un inceneritore a recupero energetico è invece un impianto il cui scopo è smaltire i rifiuti bruciandoli in modo da ridurne il volume. Si chiama a recupero energetico perché adesso, dato che l’UE impone di applicare le migliori tecnologie possibili (BAT, Best Available Technologies), se si costruiscono inceneritori, questi devono possedere anche un circuito di recupero dell’energia persa nella combustione dei rifiuti, in modo da inquinare di meno rispetto ai vecchi inceneritori. Questo recupero energetico si traduce in produzione di energia elettrica e termica. Ma non si può parlare di vera cogenerazione: gli inceneritori hanno rendimenti bassissimi, praticamente sempre al di sotto del 20%, ancora più scadente delle vecchie centrali elettriche (33-35%); mentre uno dei presupposti per parlare di cogenerazione è appunto un alto rendimento - è stata studiata negli anni ‘70 proprio per aumentare l’efficienza degli impianti.
Un impianto turbogas ha un rendimento nettamente più alto e produce meno inquinanti sia in quantità che per numero di specie.

Già questa semplice considerazione fa capire che il cosiddetto termovalorizzatore non valorizza nulla, dato che è peggio di una vecchia centrale, dal punto di vista della produzione di energia. Ma c’è di più.
Innanzitutto, anche se si tratta di un inceneritore a recupero energetico, non è classificabile come impianto di recupero, bensì come impianto di smaltimento: la Corte di Giustizia Europea, con le sentenze C-228/00 e C-458/00 del febbraio 2003 ha stabilito questa classificazione in quanto la frazione di energia recuperata è di gran lunga inferiore rispetto a quella persa nella combustione dei rifiuti (circa 5-6 volte inferiore).
Dunque, in base alle norme europee sulla gestione dei rifiuti, è un tipo di impianto da prendere in considerazione soltanto dopo che sono state avviate strategie di prevenzione, riduzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti; infatti, soltanto dopo aver ben identificato la quantità di rifiuti non recuperabile si può dimensionare un impianto di smaltimento per questo residuo.

Ma le amministrazioni locali italiane, nella maggior parte dei casi accecate dalla prospettiva di lauti guadagni, preferiscono puntare subito alla costruzione di un inceneritore che bruci il più possibile. Un impianto simile, a causa degli elevati costi di gestione, è economicamente conveniente soltanto se la raccolta differenziata non supera circa il 40% e se brucia più rifiuti possibile. Si capisce perfettamente che queste condizioni non sono compatibili con una gestione dei rifiuti integrata secondo le norme europee ma sono addirittura d’ostacolo alla raccolta differenziata (RD) e alla riduzione dei rifiuti. Anche i dati di fatto dimostrano che dove sorge un inceneritore la RD è ferma al 30-40% (anche se qualcuno trucca i dati aggiungendoci i rifiuti industriali che non c’entrano con quelli urbani - RSU).
Uno studio del Wwf Veneto ha stabilito che l’energia risparmiata con il riciclaggio è di gran lunga superiore a quella recuperata da un inceneritore. Allora perché si continua a pontificare su questi meravigliosi impianti, chiamati termovalorizzatori come se fossero completamente differenti dagli inceneritori?

Risposta: marketing. La parola inceneritore ricorda diossina, ricorda Seveso, ricorda morti di cancro, malattie respiratorie, inquinamento di campi e di bestiame. Nessuno vuole un inceneritore. Allora venne il colpo di genio all’ASM Brescia, la multiutility che viene presa a modello in tutta Italia per la costruzione degli inceneritori. Disse un ingegnere: «chiamiamoli termoutilizzatori, così la gente penserà che siano una cosa diversa». E così si fece.
In seguito si adottò il termine ancora più ingannevole di termovalorizzatore.
Da tenere presente che questo vocabolo non esiste in nessun altra lingua europea (e forse del mondo): viene usata soltanto dai promotori degli inceneritori (costruttori e amministratori loro amici); nella normativa italiana e in quella europea non esiste, esiste il termine inceneritore a recupero energetico o impianto di incenerimento.
Proprio la direttiva 2000/76 definisce cosa si intende per impianto di incenerimento: tutte le strutture che fanno parte di un’area che ha lo scopo ultimo di smaltire i rifiuti per incenerimento (art. 3 comma 4 dir. 2000/76/CE).
A Parma sono doppiamente scorretti perché, oltre a chiamarlo termovalorizzatore, lo chiamano anche PAI, ossia Polo Ambientale Integrato, in un atto pubblico come la delibera comunale del 31 marzo 2006: è la dura legge del marketing.

In conclusione, non è un impianto di recupero perché il suo rendimento è più basso delle vecchie centrali; non è ecologico perché continua a inquinare nonostante i filtri e i controlli sulle emissioni (che tuttavia sono basati su una media giornaliera) di diossine e altri agenti non biocompatibili (si accumulano nell’ambiente per non sparire se non dopo un centinaio d’anni); non è sicuro perché la migliore tecnologia possibile applicata a questi impianti non permette di evitare la pericolosità degli scarichi di acqua contaminata, di evitare la formazione del particolato secondario, di evitare l’inquinamento dei prodotti agro-alimentari immediatamente vicini; non è conveniente perché ostacola la RD e la riduzione dei rifiuti, fa crollare il valore degli immobili (terreni e abitazioni), fa costare di più sia lo smaltimento dei rifiuti che l’energia elettrica prodotta.

Insomma, il termovalorizzatore, come lo descrivono e promuovono, è pura fantasia.

Approfondimenti
2000/76/CE sull’incenerimento dei rifiuti
2001/77/CE sulla promozione delle fonti rinnovabili
COM 2005 667 sui rifiuti
2006/12/CE sulla gestione dei rifiuti
1999/31/CE sulle discariche di rifiuti
2001/42/CE sulla valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente (VAS, valutazione ambientale strategica)
COM 2003 303 verso una strategia tematica di prevenzione e riciclo di rifiuti
Istituto Nanodiagnostics
WSN sulla costruzione di impianti TMB
L’Italia sotto i rifiuti, di Marino Ruzzenenti, ed. Jaca Book

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11 Commenti »

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  1. Per la miriade di piccole medie grandi opere inutili e nocive è stato coniato il concetto “è l’appalto che giustifica l’opera” (credo la paternità sia di Idra, l’associazione di Firenze che si batte per la tutela del patrimonio artistico culturale ambientale), un neo concetto più che giustificato dai comportamenti dei decisori politici. Il tentativo degli stessi decisori politici che non sanno fare scelte di salute, di indorare i loro parti malsani con neologismi in progress (termoutilizzatore a Brescia è già nella storia benchè “piccina” e fraudolenta, e mentre continuano a proporcelo come modello di bontà impiantistica e di funzionamento hanno già sentito di dover operare un “miglioramento” nel fonema, “termovalorizzatore”, lo chiamano ora benchè ci sia altro scritto sui totem,per chiederne altri, tanti altri che moltiplichino ancora le richezze di straricchi…

    Comment di Mariangela Sirca — 13-01-2007 @ 17:02 GMT

  2. Per la miriade di piccole medie grandi opere inutili e nocive è stato coniato il concetto “è l’appalto che giustifica l’opera” (credo la paternità sia di Idra, l’associazione di Firenze che si batte per la tutela del patrimonio artistico culturale ambientale), un neo concetto più che giustificato dai comportamenti dei decisori politici. Il tentativo degli stessi decisori politici che non sanno fare scelte di salute, di indorare i loro parti malsani con neologismi in progress (termoutilizzatore a Brescia è già nella storia benchè “piccina” e fraudolenta, e mentre continuano a proporcelo come modello di bontà impiantistica e di funzionamento hanno già sentito di dover operare un “miglioramento” nel fonema, “termovalorizzatore”, lo chiamano ora benchè ci sia altro scritto sui totem,per chiederne altri, tanti altri che moltiplichino ancora le richezze di straricchi…

    Comment di Mariangela Sirca — 13-01-2007 @ 17:03 GMT

  3. I rifiuti rappresentano, insieme alle telecomunicazioni, il business del futuro. E fin qui nessuno a da dire niente. Le telecomunicazioni vanno da sé, in quanto la loro presenza, il loro sviluppo e la loro ramificazione a 360° per un “raggio sociale” capace di raggiungere anche le classi piu disagiate, risulta indispensabile. I rifiuti…stanno sommergendo il pianeta, altro dato di fatto. I rifiuti vedono il core business della criminalità organizzata e non solo. Le discariche non riescono piu a gestire il tonnellaggio di rifiuti da smaltire. Gli incerenitori sono sotto l’obbiettivo delle piu svariate forme di critica ostativa, con o meno cognizione di causa. Ma alla fine i rifiuti aumentano, in quanto siamo una società votata al consumo e poco dedita a rispettare l’ambiente (io per primo). I termovalorizzatori, parola che per i profani è solo un nuovo nick in sostituzione al precedente odiatissimo termine incerenitore, è il male minore che si possa prevedere in un futuro prossimo. Personalmente ho avuto la possibilità nonché il piacere di fare la conoscenza di uno dei piu grandi progettisti di complessi termovalorizzatori. Persona umilissima, piacevole e con le idee chiare. Piu che altro colmo di concrete risposte alle mie molteplici domande. 1) La raccolta differenziata è inutile. 2) Con un procedimento di spremitura a pressione, si riesce a separare fino al 95 % dei rifiuti organici da quelli inorganici. 3) Tali rifiuti organici (l’umido), vengono successivamente bruciati con un processo anaerobico (in assenza di aria) termovalorizzando gli stessi in energia, che i comuni o chi altri rivendono agli utenti. 4) I comuni abbattoni i costi dell’investimento, diminuiscono la fastidiosa presenza delle discariche, aumentano il gettito in entrata. 5) Il resto va da Sè.

    Comment di Gianluca C — 15-08-2007 @ 8:28 IST

  4. Rispondo a Gianluca C.

    Il fatto che i rifiuti stiano sommergendo il pianeta non significa che dobbiamo proseguire su questa strada. Chissà perché nessuno dice mai che 50 anni fa non esistevano rifiuti.
    Comunque diversi Paesi del mondo (per esempio Nuova Zelanda, Argentina, Australia, Canada, Giappone) hanno deciso di frenare questo aumento dei rifiuti perché costituisce un serio pericolo per l’umanità. In Nuova Zelanda, per esempio, entro il 2016 tutte le aziende dovranno realizzare i loro prodotti in modo che siano 100% riciclabili.
    Il problema dei rifiuti può essere risolto semplicemente: basta ridurne la produzione dove possibile e sostituire i materiali non riciclabili con altri riusabili e riciclabili.
    Chi afferma che la raccolta differenziata non esiste, benché ingegnere come me, o è in malafede oppure non conosce la materia. Il riciclaggio di rifiuti non solo permette di ridurre il peso delle discariche e dell’inquinamento atmosferico - cosa che gli inceneritori non fanno: per 1t di rifiuti producono circa 2t di emissioni altamente pericolose.
    Il riciclaggio permette un risparmio energetico enorme rispetto a bruciare la plastica in un inceneritore. Ma che senso ha usare la plastica come combustibile? Per ogni bottiglia di PET si impiegano circa 1l di petrolio, poi si consuma altra energia per bruciarlo negli inceneritori, per produrre energia elettrica e calore? Allora è meglio impiegare direttamente il metano per produrre energia…

    Inoltre sfido a bruciare i rifiuti organici, che contengono soprattutto acqua. Certamente vi sono componenti che bruciano ma il processo anaerobico non è un processo di combustione. Semmai la combustione avviene per il biogas prodotto dalla fermentazione anaerobica.

    Quanto ai costi di investimento, io direi che se non ci fossero i contributi illegali all’incenerimento dei rifiuti, nessuno si arrischierebbe a costruirli. Pensare che se la raccolta differenziata arriva a un 40-50% l’inceneritore è già antieconomico.

    Bisogna sempre informarsi sugli argomenti di cui si parla, ma da fonti attendibili. Mi pare di capire che l’ingegnere da te interpellato sia un progettista di inceneritori. Certamente lui dirà che la soluzione sono gli inceneritori: peccato che ci guadagnerà solo lui e il gestore, gli abitanti invece pagheranno le multe all’UE, i danni ambientali e sanitari.

    Comment di Cristian Palmas — 15-08-2007 @ 18:18 IST

  5. la lobby petrolifera impedisce lo sviluppo di ogni forma di energia che non sia quella derivante dal petrolio. alla luce di questa semplice verità ristudiate la vostra posizione sugli inceneritori.

    Comment di lorenzo — 16-10-2007 @ 16:43 IST

  6. la lobby petrolifera impedisce lo sviluppo di ogni forma di energia che non sia quella derivante dal petrolio. alla luce di questa semplice verità ristudiate la vostra posizione sugli inceneritori.

    Sono d’accordo con la prima frase del tuo discorso; invece, la seconda mi fa pensare che tu ignori il fatto che le lobby petrolifere hanno interessi comuni agli inceneritoristi.
    I certificati verdi sono degli incentivi dati a chi produce energia da fonti rinnovabili. In modo illegale, il governo italiano ha dirottato i fondi alle cosiddette “fonti assimilate” - locuzione inventata per frodare l’UE. Queste fonti assimilate sono: nucleare, gas naturale impiegato nella cogenerazione, scarti petroliferi e rifiuti.

    Sia i petrolieri che gli inceneritoristi ottengono finanziamenti illegali per bruciare delle cose che sono tutt’altro che fonti rinnovabili. Per quanto riguarda i rifiuti in particolare, la parte che ha un potere calorifico significativo è costituita da plastica e carta, che devono essere riciclate sia per legge che per buon senso (perché il risparmio energetico è notevolmente elevato). Quindi anche i rifiuti non sono una fonte rinnovabile, e la parte che brucia è di derivazione soprattutto fossile.

    Pensare che i rifiuti siano un combustibile alternativo alle fonti fossili significa dimenticare che, innanzitutto, un combustibile è una miscela chimicamente omogenea di una sostanza che, in una reazione di ossidazione (con fiamma o senza fiamma), produce energia e prodotti di combustione. I rifiuti sono tutt’altro che chimicamente omogenei: lo IARC ha identificato “solo” 250 sostanze diverse circa nei rifiuti, e non sono neppure tutte, perché non si sa quantificare quante siano. Inoltre i rifiuti sono composti da materiali che possono in gran parte essere recuperati e riciclati: se in passato parte della plastica veniva messa in discarica perché inutilizzabile per il riciclo, oggi è possibile riciclarla tutta al 100% perché, se non può essere utile a creare prodotti, viene trasformata in graniglia inerte (inerte davvero, non come le ceneri degli inceneritori) e impiegata come riempitivo in edilizia.

    Inoltre, se si supera il 40-50% di raccolta differenziata, nonostante gli incentivi - ripeto: illegittimi- all’incenerimento, questa pratica non è più economicamente sostenibile.

    Comment di Cristian Palmas — 16-10-2007 @ 20:21 IST

  7. Se non si usano i termovalorizzatori, allora potremo affogare tranquillamente nella monnezza. Io voglio un po’ di corrente elettrica in più ma non voglio più le colline artificiali di monnezza che giacciono da 40 anni in tutta la Campania.

    Comment di Pecorone Scanio — 10-01-2008 @ 19:59 GMT

  8. Se non si usano i termovalorizzatori, allora potremo affogare tranquillamente nella monnezza. Io voglio un po’ di corrente elettrica in più ma non voglio più le colline artificiali di monnezza che giacciono da 40 anni in tutta la Campania.

    Questo è quello che vogliono far credere coloro che vogliono arricchirsi con l’incenerimento pur sapendo di mettere a repentaglio la vita delle persone e l’economia di una Regione.
    La verità è ben altra.

    Per bruciare i rifiuti, gli inceneritori (non termovalorizzatori) impiegano gas metano, acqua e calce. Per una tonnellata di rifiuti bruciati sono emesse due tonnellate di emissioni altamente inquinanti e pericolose, più dei rifiuti indifferenziati lasciati per strada.

    Come se non bastasse, quelle due tonnellate di fumi reagiscono con altre sostanze presenti nell’aria producendo altre pericolosissime sostanze fino a otto tonnellate.
    In sostanza, per 1 tonnellata di rifiuti bruciati si producono fino a otto tonnellate di inquinanti peggiori.
    Non mi pare si possa dire che “i rifiuti spariscono.”

    Inoltre, l’inquinamento delle discariche (abusive o meno) di rifiuti tal quali (non differenziati) è dovuto al percolato (liquame dovuto alla fermentazione e al compostaggio della parte organica.) e alla produzione di CO2 e di metano (sempre a causa della parte organica). Insomma, a parte ovviamente altri elementi pericolosi come il mercurio, solo la parte organica crea problemi. La plastica non da problemi in discarica, sebbene sia uno spreco.

    Invece, un inceneritore disintegra (ma non fa sparire) tutto, sminuzzandolo in micro e nanoparticelle composte da miscele disparate di inquinanti, più terribili degli stessi presi singolarmente, e spargendolo su un’area di decine di chilometri, infestando campi coltivati e i polmoni della gente.

    Faccio un esempio. Se io metto in discarica una bottiglia di plastica (sebbene sarebbe meglio ricirclarla.) non succede niente. Ma se io la brucio in un inceneritore, la rendo pericolosissima: produce diossina e particolato di gran lunga inferiore e letale del PM10, viene respirata dalla gente, contamina le zone coltivate e i pascoli.

    Infine, oltre ai fatti sopra citati, reperibili anche dai siti dell’ARPA, che dimostrano che gli inceneritori moltiplicano la quantità di rifiuti(soprattutto perché necessitano di una discarica per le scorie), va ricordato che per evitare di andare in perdita, questi impianti devono essere alimentati in continuazione con rifiuti e la raccolta differenziata non deve superare il 60%. Tutto ciò va contro la legge sia europea che italiana, che impongono per spingere sulla riduzione dei rifiuti.
    Certo, nessuno la applica, praticamente, anche perché altrimenti la Campania non avrebbe tutti quei problemi. Ma gli Italiani pagano milioni e milioni di multa per la mancata applicazione delle normative: continuare ad aumentare la produzione di rifiuti per alimentare gli inceneritori aumenterà il valore delle multe.

    Comment di Cristian Palmas — 12-01-2008 @ 8:05 GMT

  9. ma allora non ci dite dove va messa tutta la monnezza d’italia preciso si dite che sono nocive ma a parte la differenziata che non si fa , dove avete intenzione di mettere sta monnezza italiana (all’estero pagando) a parte quella campana . dateci almeno l’aternativa .

    Comment di seby — 07-06-2008 @ 23:07 IST

  10. ma allora non ci dite dove va messa tutta la monnezza d’italia preciso si dite che sono nocive ma a parte la differenziata che non si fa , dove avete intenzione di mettere sta monnezza italiana (all’estero pagando) a parte quella campana . dateci almeno l’aternativa

    si sa che mandandoli all’estero i rifiuti costano un casino per la società……..allora cosa si può fare……………..fare impianti a TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO
    andate a vedere qualcosa su questo ‘TMB’

    Comment di Roby — 20-07-2008 @ 15:19 IST

  11. Per seby,

    sebbene in questo blog non abbia approfondito la questione della gestione complessiva dei rifiuti, ne ho comunque ampiamente trattato, dalla riduzione allo smaltimento finale.

    Oltre a questo post sull’inceneritore ho scritto anche sul trattamento meccanico biologico, l’unica valida alternativa allo smaltimento tramite incenerimento o conferimento in discarica.

    Per un inceneritore ci vogliono centinaia di milioni di euro e 4 anni per costruirlo, senza contare le centinaia di milioni di euro da pagare per i danni ambientali causati.

    Invece, per un TMB di pari portata costa da 4 fino a 10 volte meno (se non recupera biogas) e può essere realizzato in un anno e mezzo. L’impatto ambientale è minimo 10 volte inferiore a quello degli inceneritori.

    Comment di Cristian Palmas — 20-07-2008 @ 16:37 IST

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