Rifiuti Zero: la fine delle discariche
La Zero Waste Alliance (Alleanza Rifiuti Zero) è un’associazione no-profit il cui obiettivo è promuovere la progressiva riduzione dei rifiuti fino a non produrne più entro il 2020 (ossia riciclare il 100% dei materiali). Qualcuno potrebbe pensare che sia pura fantasia ma riflettendoci senza pregiudizi si comprende che in realtà è molto più realistico di quanto si pensi.
Attualmente in Italia vi sono rarissime realtà locali che attuano una seria politica di riduzione, riuso e riciclaggio dei rifiuti - sebbene ciò sia stato imposto sia dall’UE che dalle leggi italiane che hanno recepito le direttive europee (a partire dal decreto Ronchi, legge quadro sui rifiuti). Inoltre, le amministrazioni comunali spesso pensano piuttosto a realizzare sistemi di incenerimento (molto più remunerativi di quelli per il riciclaggio) prima ancora di aver attuato le sopracitate politiche ambientali - anche questo comportamento è in palese violazione della legge. Per non parlare del fatto che le leggi europee e italiane impongano di far partecipare attivamente la popolazione alle decisioni su progetti così importanti per la società come può esserlo un impianto di smaltimento e la gestione dei rifiuti nel suo complesso.
Numerosissimi comitati sono sorti negli anni per mettere in riga gli amministratori, sordi a qualunque richiesta di rispettare la legge e di seguire la vera filiera della gestione dei rifiuti (ossia pensare prima alla riduzione dei rifiuti alla fonte, al recupero di tutto il materiale possibile, poi al recupero energetico eventuale, e solo alla fine allo smaltimento). Ma gli amministratori, ben finanziati dalle ex municipalizzate attraverso le partecipazioni azionarie o anche i finanziamenti privati ai loro partiti, fanno finta di nulla. Anzi, a volte usano il pugno di ferro contro chi li contesta.
L’incenerimento è una pratica che conviene soltanto al gestore, al costruttore dell’impianto e a chi partecipa dei loro guadagni (Comune, Provincia, Regione e partiti): per il resto, la società paga un conto salatissimo (danni sanitari, ambientali, costi energetici insostenibili, costi sociali, abbattimento dei prezzi degli immobili…).
I veri nemici dell’incenerimento sono la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti, perché sottraggono tali quantità di materiale dagli impianti da renderli economicamente insostenibili. Non solo, sono indispensabili per raggiungere l’obiettivo "Rifiuti Zero".
Molti affermano che vi sarà sempre un residuo da smaltire; altri dicono che il benessere economico farà ulteriormente aumentare i rifiuti; altri ancora affermano che è demagogico pensare di poterli ridurre: in realtà costoro non sanno che l’UE, anche se non l’ha formulato proprio in questi termini, crede molto nel raggiungimento di una drastica riduzione dei rifiuti.
Ormai con la raccolta differenziata (RD) "porta a porta" si può raggiungere nel giro di due anni il risultato stabile di 70% di differenziata senza problemi. Rimane da smaltire il 30% dei rifiuti solidi urbani (RSU). Con il trattamento meccanico biologico (TMB) si possono recuperare, nel peggiore dei casi, i 7/10 dei materiali che entrano, perciò la vera parte residua da smaltire è soltanto il 30% (3/10) di ciò che entra nell’impianto.
Ricapitolando, senza minimamente considerare politiche di riduzione e riuso dei materiali, considerando il peggiore dei casi (70% di RD e 70% di materiali recuperati dal TMB), la parte da mettere in discarica è soltanto il 9% di RSU. Ciò significa che, se in due anni si attua una politica di RD spinta ("porta a porta") e si costruisce un impianto di TMB (ci vogliono al massimo 2 anni), si riesce a recuperare il 91% dei RSU. Se si iniziasse domani, entro il 2009 avremmo un risultato eclatante ben prima del 2020.
Se a tutto ciò si aggiungono quelle politiche di prevenzione, riduzione e riuso dei rifiuti che per legge devono essere attuate ben prima della RD o dello smaltimento, la quantità di rifiuti da smaltire diminuisce drasticamente. Per prevenzione e riduzione si intendono non solo quelle operazioni atte a ridurre gli imballaggi ma anche la riprogettazione di prodotti e materiali in modo che siano riciclabili al 100%.
In tal modo potremmo raggiungere ampiamente l’obiettivo "Rifiuti Zero" ben prima del 2020, come ha fatto il Giappone, come vuol fare la Nuova Zelanda, l’Argentina e qualche Stato degli USA, come la California.
Come si può capire, non è difficile farlo. Ma non c’è la volontà politica di farlo: se i rifiuti sparissero, sparirebbe anche un giro di affari di miliardi di euri tra incenerimento e messa in discarica, cosa che spiacerebbe molto a chi se ne vuole approfittare a spese dei cittadini (ex municipalizzate e politici compiacenti).
Una bella sintesi sulla gestione dei rifiuti è stata fatta anche in un post di Beppe Grillo. Per ulteriori approfondimenti, potete visitare il sito del Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti.
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