Diritto di Coscienza

17-10-2006 @ 21:16

La libera informazione sotto attacco

Categoria: Informazione, Italia

L’informazione libera è pericolosa per chi vuole governare senza che nessuno ci metta parola. La nostra classe politica, tranne qualche singola persona che equivale alla goccia in mezzo all’oceano, governa il nostro Paese non con la democrazia ma con la oligarchia, in tal caso definirei il governo come una partitocrazia.
Invece di rappresentare i cittadini vogliono comandarli. Se i cittadini protestano contro le decisioni assurde che i politici spesso prendono, questi ultimi insultano e fanno i prepotenti, come se i cittadini fossero rei di lesa maestà.

In virtù di tale presupposto, i politici devono far finta di governare secondo democrazia (rappresentando veramente i cittadini) soprattutto nel periodo elettorale; ma nella realtà devono far in modo che i cittadini si occupino il meno possibile della cosa pubblica, delegando loro per qualunque decisione senza possibilità di essere rimproverati.
Tra i vari metodi per impedire ai cittadini di occuparsi della cosa pubblica, c’è la censura dell’informazione. Tra i tanti provvedimenti presi finora, salta fuori adesso il dlg 262/2006, entrato in vigore il 3 ottobre con la nuova finanziaria.

Il comma 1-bis dell’art. 32 del decreto specifica che chiunque riporti in parte o in tutto il testo di un articolo di una rivista o di un giornale, deve pagare un compenso agli editori. Insomma, se uno vuole fare informazione con una rassegna stampa senza scopo di lucro, deve comunque pagare gli editori della fonte. Come se ne avessero diritto. Se non si hanno i soldi per pagare tale compenso, non si può riportare nulla? Non hanno mai sentito parlare di licenza Creative Commons, che utilizzo anch’io su questo blog?

È un regalo agli editori: si danno loro per legge dei diritti che non hanno perché appartengono semmai agli autori; è come se imponessero un compenso ogni volta che si cita una frase di un libro o di un film; un regalo che palesemente viola la Costituzione Italiana all’art. 21, nel quale si afferma: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».

Evidentemente, in cambio della compiacenza degli editori, il governo ha dovuto dare un aiutino alle entrate delle case editrici, i veri padroni dell’informazione. Non a caso, né i telegiornali né la stampa ha mai fatto cenno a questo provvedimento gravissimo, che uccide anche la libera informazione di Internet. Vogliono scalzare l’ultimo baluardo della verità: il web, la cui libertà permette a molti di scrivere immani sciocchezze - è vero- ma anche di riportare la verità dei fatti sistematicamente manipolata dai media tradizionali.

La cosa peggiore è che proprio durante questo governo si è assistito a un peggioramento della libertà di stampa e di informazione.
A parte il decreto sopra citato, il CDA della RAI è stato deciso dai partiti contrariamente alla legge - che prevede che il CDA sia indipendente da essi-; si sta elaborando una legge contro le intercettazioni e contro la loro pubblicazione; il garante della privacy sembra più preoccupato a far sparire prove compromettenti per i politici piuttosto che garantire la vita privata dei cittadini; i telegiornali e i giornali praticamente fanno gli stessi servizi e talvolta con gli stessi titoli, riempiendo il poco tempo a disposizione con notizie futili (storie di cani che ritrovano i padroni, ricette culinarie e prodotti agroalimentari, pettegolezzi, fiere, cronaca nera e piccoli episodi di delinquenza a bizzeffe…): non basta aver riportato Santoro in TV per lavarsi la coscienza e dire di aver riportato la libertà di informazione.
Ora come ora, nonostante il suo ottimo lavoro, Santoro è lo specchietto per le allodole, cioè coloro che credono in una ritrovata libertà di stampa.

C’è ancora molto da fare: per esempio, togliere dalle mani degli editori e degli inserzionisti il potere ricattatorio nei confronti di quelli che vogliono fare seriamente la professione di giornalista. 

TAG: Informazione Italia


2 Commenti »

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  1. Dubito sia mai esistita realmente, a livello globale, una libera informazione. Siamo solo pedine, null’altro.

    Comment di vincz — 30-10-2006 @ 20:26 GMT

  2. Si parla di libera informazione quando le notizie fornite godono di fondatezza non condizionata da ideologie né da poteri economico-politici.
    Se uno scrive un pezzo che è contro la guerra e descrive i crimini di un esercito, non significa che sia di parte: tutti gli esseri umani dovrebbero essere contro la guerra - chi è a favore però difficilmente vorrebbe combatterla-; ma anche chi la foraggia non può tacciare di parzialità un giornalista che scrive di crimini contro l’umanità da parte di soldati e governi.

    Quando si forniscono notizie citando le fonti o riportando ciò che si è visto con i propri occhi e senza filtri, allora si ha la libera informazione.
    Quando scrivo contro l’incenerimento, per esempio, è perché la scienza mi dà ragione: le prove della bontà di questa pratica sono speculazioni da marketing e deformazioni scientifiche da parte di rilevanti portatori di interesse. Se cito le fonti, e se queste sono attendibili, sono inattaccabile.

    Comment di Cristian Palmas — 31-10-2006 @ 8:05 GMT

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