Cuffaro è blindato
Lo stesso senatore Andreotti, che pubblicamente tutti apprezzano e difendono, ma che è stato colluso con la mafia, una volta ha detto: «A pensar male ogni tanto ci s’azzecca.»
Credo sia proprio il caso di Salvatore Cuffaro, ritornato agli onori della cronaca per la vicenda del pubblico ministero Di Matteo, uno dei tre titolari del dibattimento.
Il presidente della Regione Sicilia Cuffaro - rieletto nonostante le pesanti prove di aver passato informazioni su indagini e intercettazioni alla mafia, cosa che in teoria è configurabile non come reato di concorso esterno in associazione mafiosa ma addirittura di associazione mafiosa- è sotto processo per favoreggiamento semplice.
La bagarre sul politico cominciò fin dall’inizio dell’ascrizione del reato. Infatti, come riportato in Intoccabili, di Saverio Lodato e Marco Travaglio, edizioni BUR, prove alla mano l’unico reato logico era di concorso esterno in associazione mafiosa: Cuffaro aveva avvertito il capo mandamento di Brancaccio Guttadauro (agli arresti per mafia), tramite Miceli e Aragona, che aveva delle microspie in casa; su richiesta di Guttadauro ha fatto candidare nell’Udc un uomo di fiducia del boss, lo stesso Mimmo Miceli; ha avvistato Michele Aiello, sotto indagine per mafia, che era intercettato e indagato.


