Diritto di Coscienza

15-12-2006 @ 15:40

Cuffaro è blindato

Categoria: Informazione, Italia

Salvatore Cuffaro

Lo stesso senatore Andreotti, che pubblicamente tutti apprezzano e difendono, ma che è stato colluso con la mafia, una volta ha detto: «A pensar male ogni tanto ci s’azzecca.»
Credo sia proprio il caso di Salvatore Cuffaro, ritornato agli onori della cronaca per la vicenda del pubblico ministero Di Matteo, uno dei tre titolari del dibattimento.

Il presidente della Regione Sicilia Cuffaro - rieletto nonostante le pesanti prove di aver passato informazioni su indagini e intercettazioni alla mafia, cosa che in teoria è configurabile non come reato di concorso esterno in associazione mafiosa ma addirittura di associazione mafiosa- è sotto processo per favoreggiamento semplice.
La bagarre sul politico cominciò fin dall’inizio dell’ascrizione del reato. Infatti, come riportato in Intoccabili, di Saverio Lodato e Marco Travaglio, edizioni BUR, prove alla mano l’unico reato logico era di concorso esterno in associazione mafiosa: Cuffaro aveva avvertito il capo mandamento di Brancaccio Guttadauro (agli arresti per mafia), tramite Miceli e Aragona, che aveva delle microspie in casa; su richiesta di Guttadauro ha fatto candidare nell’Udc un uomo di fiducia del boss, lo stesso Mimmo Miceli; ha avvistato Michele Aiello, sotto indagine per mafia, che era intercettato e indagato.

All’epoca, il procuratore aggiunto Pignatone e i sostituti Di Matteo (nonostante le perplessità), De Lucia e Prestipino votarono per il favoreggiamento semplice nel caso di Guttadauro e di Aiello. Paci invece, titolare dell’inchiesta Operazione Ghiaccio, con la quale si scoprì la collusione di Cuffaro, tenne duro e si mostrò contrario: voleva il concorso esterno in associazione mafiosa in linea con la sentenza Carnevale. Soprattutto perché gli uomini di Cuffaro sono stati processati per questo reato mentre non si voleva processare con la stessa imputazione il capo: quantomeno sospetto come comportamento.
La ragione è dalla parte di Paci:
la sentenza Carnevale del 30 ottobre 2002 stabilisce che basta un solo contributo oggettivamente rilevante in favore della mafia per integrare il concorso esterno.

Allora intervenne Piero Grasso facendo del pressing affinché Paci cambiasse idea «per il bene dell’ufficio». Paci chiese tempo e la convocazione di un’assemblea plenaria alla quale esporre il caso. La maggioranza di quell’assemblea era con lui. Alla fine dell’assemblea però Grasso riconvocò i cinque titolari del caso Cuffaro per far loro prendere una decisione immediata. Paci e Di Matteo (il quale cominciò a dubitare della sua posizione) chieserò tempo fino al 19 luglio.
Grasso si oppose e diede loro soltanto un’ora di tempo. Risulta molto sospetta anche la coincidenza del 19 luglio: era il termine ultimo per gli europarlamentari che avevano il doppio incarico di scegliere quale svolgere: in caso di accusa di concorso esterno, la carica di Cuffaro come presidente della Regione lo avrebbe protetto con l’immunità, mentre quella di europarlamentare no.

Il pressing funzionò. Paci si arrese ma, per essere stato dissenziente, il 19 luglio ricevette una nota da Grasso che gli intimò di abbandonare le inchieste su Cuffaro e le deleghe relative su Aiello e Guttadauro.
Un atto illegittimo perché previsto soltanto in caso di grave ostruzionismo nel lavoro dei colleghi:
Paci invece espresse un’opinione differente soltanto sul reato da contestare.

Questo accadeva nel 2004. Tralaltro Grasso, il 23 novembre 2003, pur senza far nomi, aveva fatto accenni alle indagini su Cuffaro, indicando che si trattava di prove documentate di collusioni mafiose della politica.
Questo è Piero Grasso, attuale procuratore nazionale dell’Antimafia.
Ora, venute alla luce altre prove - di cui la stampa non parla!- Di Matteo si è convinto di aver sbagliato: è associazione mafiosa o quantomeno concorso esterno. Ma gli altri due colleghi del dibattimento, Prestipino e De Lucia, portano ancora avanti la tesi del favoreggiamento.

Per questo motivo Di Matteo ha lasciato l’inchiesta, di cui era titolare originario come lo stesso Paci. Cuffaro non andrà mai in galera. E Grasso continuerà a lottare contro la mafia soltanto a parole. Mentre i politici collusi con la mafia continueranno a governare il nostro Paese.

TAG: Informazione Italia Mafia


1 Commento »

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  1. Mafia e ‘ndrangheta sono realtà già esistenti almeno dal 1200 dopo Cristo (non parlo del nome della “cosa”, ma della “cosa”) che si sono via via adattate al contesto storico. Come apparato di controllo territoriale hanno saputo mantenere il guscio vuoto dell’apparato statuale, sostituendolo nella gestione effettiva dell’economia locale, del potere effettivo locale, della giustizia effettiva locale, gestendo il consenso in un connubio ipocrita di personaggi delle istituzioni e mantenedo il consenso rassegnato dei cittadini. In questo contesto, quando viene preso un CAPOBASTONE, viene preso un capobastone e basta, ma l’apparato mafia o ‘ndrangheta in tutta la sua organicità di potere e di consenso è lì perfettamente in piedi, per cui morto il RE, viva il RE.Ve la immaginereste una Chiesa che morto un PAPA crolla nel nulla?
    Allora non parliamo di colpo mortale alla mafia o alla ‘ndrangheta quando viene catturato il PAPA di Corleone!!!
    Siamo seri !!!!
    natale bianchi - Gioiosa Jonica RC

    Comment di natale bianchi — 27-01-2008 @ 20:51 GMT

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