Diritto di Coscienza

28-09-2006 @ 09:34

Project Censored, lotta contro la censura

Categoria: Cultura, Informazione

Project Censored è un gruppo di ricercatori dei media della Sonoma State University i quali rintracciano le notizie pubblicate da giornali e newsletter indipendenti che sono sistematicamente censurate negli Stati Uniti. Notizie di politica estera americana, di economia, di problemi internazionali. Tutto rigorosamente valutato da esperti indipendenti della comunicazione e del giornalismo.

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22-09-2006 @ 14:28

Rollerball e la profezia delle multinazionali

Categoria: Cultura, Cinema, Società

Rollerball (1975) è un film che ha per protagonista Johnathan E, campione di uno sport violento chiamato rollerball, unico sfogo agli istinti negativi umani in un mondo apparentemente perfetto: niente violenza, niente guerre, niente povertà, niente fame. Tutti nel mondo stanno bene, sono ricchi, fanno una bella vita. Una vita di cui nessuno si deve preoccupare nei minimi dettagli perché le multinazionali decidono per gli altri esseri umani. I dirigenti decidono che vita ognuno deve fare.

Anche Johnathan E apparentemente vive felicemente. È il campione indiscusso di rollerball; è ricco; da dieci anni è sulla cresta dell’onda, cosa che non è mai capitata a nessuno nella storia di quello sport: dopo dieci anni, i dirigenti della multinazionale dell’energia, con sede a Houston, gli impongono di abbandonare.
Johnathan non vuole: il rollerball è l’unica cosa che gli rimane dopo che uno dei dirigenti, invaghito della sua donna, gli impose di lasciarla. Non riuscirebbe più a vivere senza il suo sport. E così decide di voler conoscere meglio quel mondo di cui non si era mai preoccupato. Un mondo dove il libero arbitrio non esiste perché in mano alle multinazionali.

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02-04-2006 @ 11:21

Spettacolo di Beppe Grillo a Parma

Categoria: Natura, Cultura, Salute

Cristian Palmas allo stand degli Amici di Beppe Grillo di ParmaScusate il ritardo, soltanto ora - tra lavoro, spettacolo di Beppe, raduno nazionale dei meetup di Beppe Grillo e battaglia anti-inceneritore- posso fare un reportage sullo spettacolo di Parma (anche con alcune chicche che soltanto noi del meetup possiamo sapere…).
Sono stati giorni molto intensi: le corse per organizzare tutto quanto, la distribuzione sui sedili (4000!) dei volantini del nostro meetup e degli onorevoli condannati; le tre nottate consecutive con il giorno dopo in cui ti dovevi alzare alle 6 per andare al lavoro…
Tutto sommato, nonostante un po’ di disorganizzazione, abbiamo fatto un buon lavoro, abbiamo informato le persone dei pericoli che corrono e di quello che gli amministratori comunali non dicono.
Abbiamo anche raccolto 1202,56€ (e un cent cubano che non sappiamo da dove spunti…) da donare alla onlus Associazione Carlo Bortolani che raccoglie i fondi per comprare il microscopio a scansione ambientale per Stefano Montanari, il quale lo impiegherà nelle sue ricerche sulle nanopatologie (malattie dovute a particelle di un miliardesimo di metro, cioè di qualche nanometro). Ma andiamo per gradi…

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05-01-2006 @ 19:40

Satira, chi era costei?

Satira, chi era costei? avrebbe detto Don Abbondio ne’ I promessi sposi, dal basso della sua cultura fatta di nozioni, una cultura con la c minuscola. La stessa cultura minuscola di coloro che si sono scagliati contro la satira nei mesi precedenti, insegnando alla gente con tono supponente e arrogante, pur sapendo perfettamente di essere ignoranti, che «la satira non è informazione e non può informare», «la satira deve far ridere» e commenti simili.
Non a caso ho ripreso una delle battute (Carneade, chi era costui?) più famose del romanzo di Manzoni per testimoniare l’ignoranza imperante della nostra epoca, nella quale i politici fomentano false credenze e cognizioni al fine di sfruttare demagogicamente la credulità e l’inconsapevolezza delle persone; nella quale molti Italiani, pur essendo ignoranti, continuano a rimaner tali ma senza il pudore di tacere su argomenti di cui non conoscono nulla.

Tutti hanno parlato e (soprattutto) litigato nei mesi scorsi sulla satira a causa di RockPolitik; per non parlare delle calunnie e delle ingiurie, seguite a un’ epurazione non motivabile, che ha dovuto subire Sabina Guzzanti per il suo documentario satirico Viva Zapatero! – tra l’altro è stato prima infamato in modo bipartisan dalla classe politico-giornalistica per poi successivamente essere snobbato dai media ufficiali.
Tutti, ora, non discutono più sulla satira, coerentemente con quell’atteggiamento superficiale di parlare solo degli argomenti alla moda: la satira non è più di moda, neppure la libertà di informazione (argomento di cui le sopra citate produzioni si sono occupate); adesso va di moda blaterare sulle parole del papa e di feste natalizie.
Io voglio appunto approfittare di questo silenzio per spiegare seriamente in breve cosa sia la satira – dato che in un odierno dibattito italiano si assiste sempre a una sopraffazione verbale, invece di un confronto dialettico civile.

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19-12-2005 @ 17:37

Raduno Nazionale Meet-up

Mi alzo presto, il 17 dicembre. Non so ancora se andrò in auto o in treno a Torino. So solo che converrebbe l’auto: da Parma a Torino, via Milano Centrale, sono tutti Intercity e per un biglietto andata e ritorno sono circa 45€ di spesa. In quattro in una macchina si spenderebbe sicuramente meno. Devo incontrarmi alle 8:10 con l’organizzatore del meet-up di Beppe Grillo di Parma, Michele Morini. Infatti, dal 6 dicembre sono anch’io un membro di questo gruppo - sebbene non abbia mai incontrato gli altri- e insieme a Morini, Alex e Davide rappresenteremo Parma al raduno nazionale.

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05-12-2005 @ 17:44

Controinformazione

Protesta di pacifistiControinformazione è un termine che ha soprattutto un significato negativo. Sul Demauro-Paravia si legge semplicemente:

Informazione che alcuni movimenti d’opinione propongono come alternativa rispetto a quella fornita dai mezzi di comunicazione ufficiali, ritenuti faziosi e non obiettivi; insieme dei mezzi di cui essa si avvale.

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21-11-2005 @ 14:33

Il diritto di coscienza

Categoria: Cultura, Informazione

Il diritto di coscienza è sancito dalla Costituzione, sebbene non esplicitamente; però è in continuazione negato come tanti altri diritti costituzionali. È un diritto legato alle idee e opinioni personali, alle credenze che ognuno ha. Anche se non negato direttamente, vietando la libertà di agire e pensare secondo coscienza, questo diritto può essere limitato dalla disinformazione, la quale fa leva sul concetto di bene e male per manipolare appunto la coscienza di ognuno.
Leggendo la Costituzione, si trova l’articolo 21 che recita:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Il punto fondamentale di quest’articolo costituzionale è la libertà di espressione delle persone e della stampa. Un diritto sempre limitato e spesso addirittura negato. Basti pensare ai giornalisti e ai comici banditi dalla televisione perché hanno rivelato cose scomode, verità che pochi conoscono. Basti pensare ai giornalisti dei tg della RAI i quali, nel periodo delle proteste dei pacifisti contro la guerra in Iraq, non potevano dire “pacifisti” ma solo “contestatori“. Un lieve gioco di parole?

Ma che cosa significa coscienza? Ha diverse sfumature di significato.
Un primo significato è consapevolezza che l’uomo ha di sé e del mondo esterno. È la definizione alla quale questo blog si ispira principalmente.
Ma coscienza ha anche altri significati, di cui bisogna sempre tener conto.
Consapevolezza del valore morale delle proprie azioni, di ciò che è bene e di ciò che è male: per saper distinguere tra bene e male bisogna avere una certa educazione morale e culturale. Molta gente, come negli Stati Uniti, crede fermamente che la guerra sia un bene, anche se sa che muoiono persone. Perché? Perché hanno fatto sempre credere a quelle persone che loro sono i Buoni, che si fa la guerra per il bene di qualcuno, di qualche ideale o per proteggere la propria nazione. Il concetto di buoni e cattivi è infantile e banale, tuttavia fa molta presa su persone di scarso livello culturale; i politici sanno perfettamente come confezionare i discorsi per far presa su di loro: “Questa missione ci è stata affidata da Dio” (George W. Bush); “Noi siamo i difensori del mondo” (Bill Clinton)… Potrei scrivere un’enciclopedia intera con affermazioni del genere, non solo americane ma di tutti i Paesi del mondo.

La coscienza riguarda anche la religione. Non si può chiedere a qualcuno di non credere o credere per forza a un culto. Anche questo è presente nella Costituzione. Ma questo principio non è applicato. Per esempio, qualche tempo fa sono state chiuse delle moschee con il pretesto che ospitavano dei kamikaze. Non potevano semplicemente arrestare i colpevoli e lasciare stare la maggior parte dei musulmani in pace? Io sono ateo ma dovrò comunque pagare con le mie tasse la Chiesa cattolica. Perché? I medici che non vogliono praticare l’aborto per motivi religiosi - ne hanno tutto il diritto- sono considerate delle persone di alta levatura morale dalla Chiesa; chi pratica l’aborto, perché forse non crede in Dio o vuole comunque aiutare le donne in difficoltà, è un assassino. La discriminazione in base al culto è una forma di razzismo, perciò chi predica dall’alto della sua fede cattolica, additando come assassini le persone che agiscono secondo coscienza, commette un atto immorale e non etico.

Avere il diritto di coscienza significa aver diritto a conoscere la società e il mondo in cui si vive, poter esercitare la propria libertà di pensiero e di parola, in modo tale da modellare una propria capacità morale di distinguere tra bene e male.
Chi vuole detenere il potere con meno problemi possibile, deve far in modo di mantenere nell’ignoranza il popolo: un diritto di coscienza veramente esercitabile dagli individui sarebbe un pericolo per un governo. Forse non esiste un articolo di legge che parli apertamente di un diritto di coscienza per la pericolosità che questo comporterebbe.
Una limitazione di questo diritto è facilmente attuabile anche attraverso un mezzo molto semplice, il televisore. “Il calcio è l’oppio dei popoli”, dovrebbero dire agli Italiani. Siamo così dipendenti dal calcio che non ci importano le frodi sportive che ci sono state e che si verificheranno anche in futuro in uno sport malato di avidità.
Non è questa la sede appropriata per parlare del potere della televisione. Basti soltanto pensare a come sono confezionate le trasmissioni di informazione. Delle bombe di Fallujah non se ne parla più: è più importante sapere che Berlusconi è andato dal papa, che all’Isola dei famosi ha vinto Lory del Santo, che la Juventus è inarrestabile. Per non parlare della domenica, giorno in cui la famiglia è di solito tutta riunita in casa. Secondo i telegiornali, di domenica non succede mai niente di importante. O forse non vogliono urtare la sensibilità di chi vuole stare a casa a rilassarsi guardandosi il calcio su Sky - quando invece potrebbe guardarselo gratuitamente su Internet; però non lo sa dato che in TV gli dicono in continuazione che serve il digitale terrestre o la parabola.

Io ho deciso che voglio esercitare il mio diritto di coscienza; e ho deciso di fornire qualche informazione a coloro che hanno preso quest’impegno come me, per aiutarli ad esercitare questo diritto non riconosciuto, come afferma nel suo Rights From Wrongs il professor Dershowitz:

«Lo spazio e il tempo mostrano che certi diritti meritano di essere resi permanenti. Per esempio, la libertà di coscienza dovrebbe essere un diritto universalmente riconosciuto. Ma ogni paese al mondo ha imprigionato e ucciso per reprimere le idee, e ciò ha prodotto sottosviluppo, abusi, sofferenze. È la lezione della storia a fondare quindi la necessaria universalità del diritto di coscienza ed espressione».


19-11-2005 @ 20:01

Come scrivere un post

Categoria: Cultura, Informatica

Lo stile di scrittura è sempre fondamentale nella comunicazione. Il blog non fa eccezione. Scrivere un post (articolo) in un blog comporta determinati accorgimenti che non fanno parte dello stile delle produzioni cartacee. E dato che nel mio precedente post, per motivi di spazio e di comprensibilità, non ho discusso sul come comunicare attraverso il blog, credo sia giunto il momento di trattarne.

Saper comunicare non vuole significare semplicemente scrivere bene - il quale è un concetto prettamente soggettivo- quanto piuttosto farsi comprendere dal proprio pubblico, instaurare un dialogo (reale o virtuale) con esso e dimostrare di aver compreso il punto di vista dell’interlocutore. Le parole sono importanti. Ma anche il modo in cui sono proferite ha importanza: in certi casi ha molta più rilevanza quest’ultimo aspetto. Per esempio, se una persona scrive in modo assolutamente corretto, forbito e raffinato, potrebbe comunque risultare incomprensibile. Se invece fosse anche comprensibile, le sue opere si adatterebbero a un pubblico molto colto - di cui nemmeno io faccio parte! Oppure potrebbero piacere a persone che amano gustare la musicalità della prosa piuttosto che il significato contenuto nel testo - non sono così poche, soprattutto in quest’epoca in cui la filosofia più in voga è “apparire che non essere“.
Di conseguenza, dopo aver capito a quali interlocutori ci si vuole rivolgere, bisogna rendere loro comprensibile il messaggio che vogliamo mandare. In seconda battuta, quando qualcuno di loro vuole ribattere esprimendo le proprie idee sul messaggio - dato che stiamo trattando della comunicazione sui blog, prima o poi ciò accadrà- ci si deve sforzare di ascoltarlo, comprenderlo e capire chi si ha di fronte: non ci si può dichiarare buoni comunicatori solo perché si è molto convincenti a parole; bisogna comprendere che tipo di individuo sia, come la pensa, il suo modo di esprimersi. Infine, rispondere ai commenti dimostrando di aver percepito il messaggio di ritorno. Ricordatevene ogni volta che scrivete. Mai scrivere un pezzo velocemente senza tenere a mente il vostro interlocutore di riferimento.

Lo scopo della comunicazione è la ricezione di un messaggio. Il modo in cui ciò avvenga è solo una questione di stile: l’importante è che sia compreso. Questo è il motivo per cui non importa se uno è un grandissimo scrittore o parla solo il dialetto. Provate a pensare alla vostra quotidianità. Ogni giorno noi interagiamo con diverse persone, ognuna delle quali ha un diverso livello di istruzione, un differente bagaglio di vocaboli. Molte volte queste persone sono incomprensibili, per carità; ma a parte loro, comunque noi riusciamo a capire il messaggio delle altre. E quante di queste parlano correttamente l’Italiano?

Stabilito che si può anche scrivere scorrettamente purché ci si faccia comprendere, passiamo a trattare dello stile.
Ognuno ha un proprio stile. Se non ce l’ha, deve coltivarlo. Esattamente come un atleta si allena costantemente per mantenere un ottimo livello di forma e per migliorare le sue prestazioni; così un blogger deve leggere molti libri, se già non lo fa, soprattutto romanzi - ma veri romanzi, nell’accezione del termine di Milan Kundera. Così può incrementare il suo repertorio linguistico e osservare vari stili di scrittura. Dopo aver studiato, però, bisogna passare alla pratica: l’esercizio più semplice e proficuo a mio parere è scrivere su un quaderno le proprie sensazioni e opinioni su argomenti che ci interessano. In tal modo riusciamo a vedere come scriviamo, se il messaggio è chiaro o meno, e se il nostro stile ci piace.

Perché è importante lo stile? Perché lo stile racconta lo scrittore. Se qualcuno copia pari pari la prosa di Manzoni, sarà solo un Manzoni finto, un emulo copione e non originale che verrà disprezzato. Man mano che si scrive, invece, lo stile matura, diventa unico, originale, e si modella fino a identificare chiaramente la personalità dell’autore.
Non voglio affermare che bisogna essere originali per forza, accattivare il lettore con ogni espediente come fanno gli autori di romanzi polizieschi. L’originalità viene da sé attraverso la sincerità intellettuale con noi stessi. In parole povere, se noi mentiamo a noi stessi, fingendo di essere gli scrittori e i pensatori che non siamo, ciò che scriviamo risentirà di questa bugia, saprà di falso, non sarà né originale né profondo; se, al contrario, giudichiamo severamente ciò che produciamo e abbiamo la saggezza di dire: “Ho scritto una porcheria, lo rifaccio daccapo!”, allora siamo sulla buona strada per diventare bravi scrittori.

Finora ho trattato le questioni di fondo, i principi fondamentali della comunicazione scritta. Ora vediamo di applicarle al caso particolare del blog.
Innanzitutto, il web non è un libro né una rivista. Qualcuno potrebbe sarcasticamente ribattere: “Ammazza oh! Sei un genio!…” ma tengo a ribadirlo perché molta gente dice di afferrare il concetto e poi vedo su Internet dei siti raccapriccianti.
In un libro vi sono i rientri dei paragrafi per migliorare la leggibilità. Sul blog - ma questo vale per ogni sito- è meglio invece separare i paragrafi con una riga vuota e non fare mai i rientri. Il motivo è dovuto allo schermo, il quale affatica molto più velocemente della classica lettura la vista, perciò è meglio scrivere brevi paragrafi, separarli con una riga e scrivere in grassetto parole o concetti chiave - così il lettore non è psicologicamente frustrato dalla compattezza del testo e grazie alle dovute evidenziature può procedere più velocemente nella lettura. Devo ammettere che non sempre faccio una cosa del genere nei miei articoli…
Seconda cosa importante, relativamente all’affaticamento, i caratteri devono essere leggibili e adatti allo schermo. I caratteri da usare sul web sono Verdana, Arial, Helvetica e font della stessa famiglia. Il Time new roman no!…
Per la grandezza dei caratteri bisogna considerare il caso specifico: in un menu possono essere anche piccoli purché leggibili; nel corpo dei post invece devono essere grandi. Per capire se lo sono abbastanza fate la prova voi stessi, leggete quello che avete scritto e chiedetevi se fate fatica con la vista. La spaziatura tra le parole non deve essere troppo compatta. Sul mio blog per esempio è leggermente più ampia del normale per favorire la lettura.
I colori sono importanti - però qui sconfiniamo un po’ nel web design… Diciamo che devono intonarsi ai colori del sito, per coerenza grafica, ma dal punto di vista della leggibilità, devono spiccare e non dare fastidio. Non fatemi i caratteri arancioni su sfondo blu! Vi vengo a cercare a casa, altrimenti!… E nemmeno scritte gialle su sfondo bianco!…
A proposito di bianco, il contrasto migliore possibile, dunque a favore della leggibilità, è carattere nero su sfondo bianco (il viceversa funziona ma secondo me è leggermente affaticante, perché si leggono caratteri molto luminosi). Però uno sfondo bianco potrebbe alla lunga affaticare - lo so per esperienza vissuta ore e ore su Internet!… Un trucchetto semplice consiste nello scurire il bianco, rendendolo un colore tipo pastello leggerissimo sul giallo o verde o celeste (o anche rosa, fate voi).

Concludiamo con una questione un po’ dibattuta, e che io ho la presunzione di aver risolto: la lunghezza degli articoli.
La maggior parte dei blogger, anche dei professionisti, afferma che i post devono essere brevi, altrimenti il lettore si annoia e cambia sito; altri dicono che i post possono anche essere lunghi quanto si vuole perché, chi visita il blog, vuole comunicare, è intenzionato a instaurare un dialogo, perciò non dirà mai: “Ma quanto parla questo!”
Personalmente, io non mi preoccupo mai della lunghezza dei miei post. E non sono così ingenuo da credere che un visitatore, seppur interessato, non cambierà sito finché non ha letto tutti gli articoli di suo interesse. Se uno comincia a leggere un post e si annoia vuol dire che non è un lettore adatto a questo blog. Non consideratela permalosità: io scrivo con uno scopo, per lanciare un messaggio a determinati lettori. Questi sono persone come me che cercano notizie vere, non censurate, oppure opinioni simili alle loro. Se un pubblico ha veramente interesse su un argomento, la sua attenzione durerà sino alla fine - purché la trattazione non sia pesante. Per esempio, chi legge quest’articolo può anche scrivere un commento per criticarmi e dirmi che sono stato troppo prolisso oppure che sono stato troppo pesante nell’esposizione. Se sono in molti a dirlo, cercherò di migliorare scrivendo in modo più sintetico. È un ottimo sistema per migliorare il mio stile.

In conclusione, siate voi stessi mentre scrivete, perché la gente apprezza la sincerità intellettuale e sarete credibili. Favorite la leggibilità del vostro blog, leggete voi stessi i vostri articoli e chiedetevi sempre se sono troppo lunghi per i vostri gusti, se si fa fatica a leggerli, se sono oscuri oppure comprensibili, e se sono interessanti. E quando editate un post pensate anche ai motori di ricerca. Pensate a quali potrebbero essere le parole chiave del vostro argomento, mettetele sia nel testo dell’estratto per l’RSS feeder (il lettore di sommari degli articoli sul web) sia nei primi 250 caratteri del vostro articolo, possibilmente anche nel titolo…
….
L’avrò fatto anch’io?…


18-11-2005 @ 10:24

Dalle leggi razziali alle leggi razziste

Categoria: Cultura, Informazione

Il razzismo è sempre esistito nella Storia. Senza andare troppo lontano, in Italia, nel 1938, in ossequio all’alleato tedesco, furono varate le leggi razziali, tra le cui giustificazioni vi era il dovere di evitare contaminazioni della pura razza. Dopo il disastro dello sterminio degli Ebrei, dopo Norimberga, si pensava che il mondo avesse capito che il razzismo era un concetto disumano. Illusione. La Storia non insegna nulla: è solo un catalogo di imprese che si ripetono identiche a sé stesse, aggiornate con il passare dei tempi.
Tanti, tantissimi genocidi o persecuzioni razziste sono stati perpretati dopo la Seconda guerra mondiale: massacro di Serbi, Ceceni, Tibetani, segregazione razziale, genocidio dei Kurdi… L’elenco è orrendamente immane…
Il razzismo morirà con l’uomo.

In un articolo ho parlato del razzismo e della sua definizione, tratta dal De Mauro-Paravia. La riporto qui sotto:

Insieme degli orientamenti e degli atteggiamenti che distinguono razze superiori da razze inferiori e attuano comportamenti che vanno dalla discriminazione sociale, giuridica e istituzionale alla persecuzione e allo sterminio di massa, volti a tutelare la purezza della razza superiore e la sua egemonia sulle razze inferiori. Per estensione, ogni atteggiamento discriminatorio variamente motivato nei confronti di persone diverse per categoria, estrazione sociale, sesso, opinioni religiose o provenienza geografica.

Atteggiamenti e orientamenti di questo tipo se ne sono sempre sentiti, soprattutto in questi ultimi anni. Non solo da parte della gente comune - cosa grave- ma perfino dai governi - cosa gravissima!-, tra i quali figura anche il nostro.
Come non citare la paradossalità della presenza della Lega al governo? Un partito che vuole governare il nostro Paese ma allo stesso tempo lo vuole smembrare. Dopo il passaggio della devolution cosa vorranno in futuro, la secession? Sapete cos’è la devolution? Io non ne so ancora molto. So solo che è un modo per rendere le regioni dei mini stati come negli Stati Uniti. Ognuna si governa da sola. Se ci pensate bene, ma proprio bene, capirete che questo è un regalo immenso al crimine organizzato. È come se avessero concesso un feudo alla mafia e alla ‘ndrangheta.

Non divaghiamo, però. Torniamo al razzismo, questo concetto così ampio da sembrare astratto, ma purtroppo concreto tutt’oggi.
Borghezio in ogni suo comizio parla di “buttare fuori dall’Italia a calci in culo questi musulmani” (testuali parole). Per affrontare l’immigrazione clandestina si è varata la legge Bossi-Fini, che la terza sessione penale della Corte di Cassazione ha definito repressiva con la sentenza n.3162/03 il 23 gennaio 2003, 15 giorni dopo il varo del testo unico.
Ora il governo parla di creare altri tre nuovi centri di permanenza temporanea (CPT) per gli immigrati. Report ha mostrato molto bene come questi centri in realtà siano campi di prigionia per i clandestini in attesa di essere rimpatriati. E se non è possibile farlo, il nostro governo ha un accordo con la Libia per smaltirli. Come? Report ha fatto vedere che i clandestini venivano caricati in manette su un aereo diretto in Libia - cosa vietata dall’ONU!-, poi non si sa più nulla della loro sorte. Perché non chiediamo che fine facciano i clandestini? Siamo complici di qualcosa, per caso?

Esistono veramente le democrazie? La Carta dei Diritti viene continuamente calpestata. Gli USA chiedono all’ONU di introdurre la tortura come mezzo contro il Terrorismo. Ma l’hanno sempre praticata.
La Francia è una democrazia, Paese della Rivoluzione. Un Paese illuminato. Il governo francese ieri ha discusso sul da farsi riguardo la “feccia” come la chiama Sarkozy, ma quest’ultimo non ha parlato - hanno parlato i suoi compari per lui. Le affermazioni manifestano un’ignoranza xenofoba che è forse peggio di quella dei leghisti.
“I violenti di Parigi sono figli di famiglie in cui manca una figura paterna e regna la poligamia” (Gerard Larcher, ministro del lavoro): per questo lungimirante ministro la poligamia per gli Africani è preludio alla violenza. Sì, anche secondo Sarkozy gli Africani indistintamente sono inclini alla violenza perché hanno usi tribali. Non sentite quanto sia ignorante e ipocrita un’affermazione del genere? La Francia ha devastato l’Africa con la Gran Bretagna, il Belgio, gli USA, la Germania e l’Italia, e scusate se ho dimenticato qualcuno. Parlare di Africani senza distinzione è come dire che gli Europei sono tutti uguali: è vero che la tradizione tribale è molto forte, ma non nel senso che lo intendono molti - tra l’altro, parliamo noi che facciamo del razzismo sui meridionali? Se i popoli dell’Africa si combattono tra loro è solo perché le potenze mondiali li costringono, corrompendo i governi in modo da mantenere l’intero continente - un’immenso forziere di risorse naturali- sempre in schiavitù. La poligamia sarebbe una causa delle violenze? In USA non mi pare diffusa la poligamia, però i bambini vanno alle elementari armati. Inoltre, tutti i crimini sono dovuti agli stranieri? In Italia si parla spesso male degli Albanesi perché i delinquenti albanesi sono particolarmente feroci: ogni tanto capita che in seguito a un reato i testimoni affermino che il colpevole era albanese, e magari invece era siciliano o calabrese o che so io, insomma un Italiano con la pelle olivastra.

Ma per qualcuno noi bianchi siamo una razza superiore. È per questo che alle olimpiadi vinciamo sempre noi bianchi nell’atletica. Sui 100 metri… No, li vince sempre un nero… Sui 200… Ah, no. Sui 110 ostacoli, volevo dire sui 400… Ah, ecco, sui 5000 vince sempre… un Africano… Lasciamo stare l’atletica. Vinciamo sempre nel nuoto, noi bianchi: è inutile dire che gli Africani non vincono perché non hanno le strutture per allenarsi… Visto? Siamo superiori…
Ma vi rendete conto di quanto siamo ridicoli? Predichiamo tanto di essere migliori dei Paesi musulmani perché siamo democratici e c’è la libertà di espressione, quando poi salta fuori qualcuno che afferma “noi di cultura superiore” (Berlusconi) e che cerca in tutti i modi, manifesti o meno, di asservire la stampa (sempre Berlusconi). Oppure spunta un Sarkozy a caso che ha la bella trovata di sconfiggere l’odio dei figli degli immigrati per il governo con… dei getti d’acqua! Ma Sarkozy è un vero francese, non come quegli altri: i rivoltosi sono di origine africana, razza inferiore…

Si potrebbe scrivere un’opera immensa sul razzismo - probabilmente c’è ma non pubblicizzata. I guai di noi esseri umani non sparirebbero con la scomparsa del razzismo, tuttavia sarebbe un mondo decisamente migliore. Perché avere paura di una cultura che non si conosce solo perché abbiamo la presunzione di conoscerla?
Certamente vi sono numerosi episodi di delinquenza anche tra gli stranieri, però tutto il mondo è Paese. In Veneto si lamentano dei musulmani perché trattano le donne come schiave (però li fanno lavorare in nero ugualmente). Questo è vero, ve ne sono molti così. Ma non sono tutti.
Il problema è che in Italia si denunciano a parole le discriminazioni dei musulmani sulle loro donne, però non si fa nulla per migliorare la loro condizione, come testimonia la triste storia di Aisha, per esempio.
I cosiddetti Cattolici italiani hanno molto da imparare dai Cattolici camerunensi: a Parma, in chiesa, vi sono moltissimi anziani e la stragrande maggioranza dei giovani è composta da Africani che vengono qui a studiare e a lavorare - esatto, fanno entrambe le cose. Io ho avuto la fortuna di conoscere gli studenti camerunensi di Parma e hanno una maturità e una saggezza che la maggior parte dei giovani italiani della stessa età non hanno.
In molte metropoli dei Paesi industrializzati come ad esempio gli Stati Uniti esistono i ghetti, come a Los Angeles, la città col più alto numero di gang d’America, e forse del mondo. Cosa sono? Non sono semplici quartieri: sono prigioni con sbarre visibili ma intangibili. Le sbarre si chiamano: povertà, razzismo, degrado sociale e ambientale (cioé mancanza di tutele sociali e di costruzioni adeguatamente mantenute). La delinquenza attecchisce facilmente in una situazione simile. Tuttavia non tutti sono delinquenti in quei quartieri. Sembra che lo Stato americano li abbia volutamente abbandonati alla violenza. A Los Angeles, prima ancora di Parigi, sanno bene cosa sono le rivolte delle minoranze a causa di una politica di segregazione mascherata. Lo sanno bene almeno dai disordini del 1992.
Sono tante piccole notizie su un problema planetario gravissimo. Penso sempre più che il razzismo morirà con l’uomo.

Le leggi razziali sono disumane e sono state per questo bandite. Ma il razzismo vive ancora, lo dimostriamo tutti i giorni. Anche imponendo delle leggi razziste, come la Bossi-Fini. Sarkozy continua con la sua invettiva razziale affermando che “la Francia è diventato un Paese che esporta kamikaze”: sono in previsioni leggi speciali anti-terrorismo, un modo elegante per dire razziste? La Lega, per testimoniare che i musulmani sono geneticamente crudeli, parla dei Turchi del ‘500 - evidentemente non conosce la storia di Vlad Tepesh, un’eroe nazionale rumeno che fermò i Turchi e salvò tutta la cristianità europea. Tepesh non era il cognome di Vlad, era un nomignolo che significa “palo”. Infatti il conte cristiano - sottolineo cristiano- era soprannominato “l’impalatore” perché prendeva i Turchi, li trafiggeva con un lungo palo attraverso l’ano, poi piantava il palo in terra aspettando che spuntasse dalla schiena del “crudele” turco. Perfino i crudeli Turchi furono inorriditi: “E noi che pensavamo di essere crudeli!” avranno esclamato, “Se i cristiani sono tutti così sarà meglio andare via, ché qui ci fanno il mazzo!”

Senza andare troppo lontano, senza coinvolgere persone note, parliamo della gente come me, dei blogger e dei lettori di blog. Per il mio articolo uscito su LiberoBlog.it
sono stato tacciato di buonismo, e molti commenti manifestano, chi più chi meno, un buon grado di razzismo.
Per comprendere il problema bisogna pensare con la testa degli stranieri e immedesimarsi nella loro condizione, spesso in bilico tra la sopravvivenza - non la vita, a loro negata, ma la sopravvivenza- e la morte. Per affrontare l’immigrazione clandestina e l’integrazione non si può dire “Andatevene”. Gli Stati Uniti sono diventati grandi anche grazie all’immigrazione, alla quale abbiamo partecipato attivamente anche noi Italiani, gli Albanesi di allora. Una mia amica del Camerun che vive con il marito negli USA ha detto di aver avuto più problemi di razzismo a Parma che non lì. È normale: ci siamo dimenticati di essere stati immigrati.
Se perfino la gente comune, quella autentica, dunque migliore, se perfino i giovani, i quali dovrebbero avere la mentalità più cosmopolita dei loro predecessori anche grazie alla tecnologia, se perfino tutte queste persone vedono un pericolo in una nazione differente, o addirittura, in connazionali di diversa provenienza geografica, non mi meraviglio più di tanto del varo di leggi razziste. E ve ne saranno altre. Forse per sempre.
La Storia si ripete: non mi meraviglierei del fatto che in futuro si potrebbero reintrodurre le leggi razziali. Sembra proprio che il razzismo morirà con l’uomo.
Ma io so che molte persone non sono razziste, o lo sono solo molto poco. Se facessero conoscere la loro opinione, forse pian piano cominceremmo a guarire da questa malattia genetica.


17-11-2005 @ 16:00

Creare un blog

Categoria: Cultura, Informatica

Creare un blog in pochi semplici passi è facile anche per chi non sa programmare. In questo post si spiegano alcuni concetti per chi vuole iniziare a bloggare, ossia, scrivere su un blog.
Prima di iniziare, tengo a precisare che non sono un esperto; anzi, sono un principiante. Tuttavia ritengo, proprio per questo motivo, di potermi rivolgere a quelli che vogliono diventare blogger, cioè scrittori in un blog. Per far loro comprendere in modo semplice come possono iniziare subito a scrivere e farli conoscere la mia breve esperienza da blogger. Quindi l’articolo sarà rivolto ai principianti.

Cos’è un blog?
Un weblog o blog, secondo quanto definito da Blogitalia.it, è un incrocio tra un forum e un sito personale.
Un forum è una pagina web in cui i visitatori propongono dei temi di discussione e li discutono con altri visitatori. Un sito personale invece è un sito web in cui si parla di quello che è e fa una persona, dei suoi amici, del suo lavoro, delle sue idee, dei suoi interessi, e così via. Di conseguenza un blog è un sito personale incentrato sulla discussione di argomenti vari e sul dialogo con altri.
Moltissimi blog sono dei veri e propri diari personali nei quali l’autore parla di sé stesso, delle sue opinioni, delle sue sensazioni e delle sue attività. In altri casi, un blog diventa una sorta di giornale on-line, nel quale si scrivono articoli di vario genere oppure su una categoria specifica. Per esempio, Ecoblog.it tratta articoli sull’ecologia, Tvblog.it parla dei programmi televisivi.
Questo blog, per citare un ultimo esempio, ha come argomenti soprattutto l’informazione e la cultura; la natura, l’informatica e la salute sono temi a cui tengo molto e sui quali scriverò diversi post (articoli) in seguito, ma rientrano sempre tutti all’interno delle prime due categorie, a mio parere. In una parola, ho deciso di scrivere un blog di divulgazione.

Perché scrivere un blog?
Prima di realizzare un sito, uno deve prendere carta e penna - in senso metaforico, ma neanche più di tanto - e decidere perché lo vuole fare, di cosa parlare, a chi si deve rivolgere e come realizzarlo. Lo stesso vale per il blog. Vediamo il mio caso come esempio pratico.

Motivazione
. Io mi sono appassionato all’informatica intorno al 2000 e mi piace la letteratura. Avrei voluto diventare scrittore, però quello a cui tenevo di più era la divulgazione, l’informazione. Vedevo troppo spesso come le notizie fossero distorte, minimizzate o esagerate, tagliate oppure falsate; notavo anche come la gente fosse poco acculturata. E ormai avevo capito che il potere di un governo sta nell’ignoranza della sua nazione.
Argomenti. Dopo un po’ che avevo imparato a programmare, volevo realizzare un sito personale con un aspetto grafico accattivante e con un mare di contenuti. Infatti, sono una persona eclettica che si interessa di tante cose; per esempio amo anche il cinema e mi piace molto fare battute.
Tuttavia, il sito sarebbe stato così denso di contenuti che non sarei riuscito a gestirlo da solo - sappiate che lo volevo fare come passatempo, non a tempo pieno. Già, i contenuti. All’epoca non erano ancora molto considerati. Non esistevano ancora i blog ma le persone stavano già mostrando un certo desiderio di contenuti. Io stesso volevo realizzare un sito più piccolo rispetto al progetto iniziale, in modo da gestirlo da solo e scrivere su temi che mi interessavano, e volevo rendere partecipi gli altri in modo da arricchire il mio bagaglio culturale e il loro. Come il blog.
Con questo non voglio dire che il concetto di blog sia un’idea mia - anche perché poi non l’ho messa in pratica e ci avevano pensato altri già nel 1997. Voglio soltanto dire che il modo con cui volevo comunicare con gli altri aveva bisogno della struttura di un blog, senza sapere che già esistevano.
In questa fase capii che avrei fatto divulgazione sui miei temi preferiti (di cosa parlare), rivolgendomi a persone come me che desiderano conoscere il mondo (a chi rivolgersi), attraverso un sito leggero e semplice, strutturato in modo da esaltare e focalizzare l’attenzione sui contenuti (come realizzarlo). Per vari motivi non ho potuto metterlo in pratica finora, e nel frattempo il fenomeno blog cominciava a diffondersi come una pandemia.
Avendo da poco scoperto che si può scrivere un blog subito e gratuitamente, ho deciso di approfittarne, perché come priorità avevo quella di comunicare prima ancora di divertirmi programmando. Così il 6 novembre 2005 è nato Diritto di Coscienza.
Per concludere questo paragrafo, uno potrebbe anche scrivere un blog anche solo per pubblicare racconti, poesie, romanzi che gli editori ai quali si è rivolto hanno rifiutato. Perché in un blog si può essere editori di sé stessi.

Perché il blog è un fenomeno culturale oltre che informatico?
Cultura e informatica sono un tutt’uno nel blog. Se uno vuole modificarlo e gestire i file da solo, deve conoscere un po’ di web design, di PHP (solitamente) e di HTML (ovviamente), o meglio, XHTML. Tralasciando l’aspetto informatico, che riguarda più un pubblico esperto che non quello al quale mi rivolgo in questo post, parliamo brevemente (perché ci sarebbe da fare una tesi di laurea in materie umanistiche) del fenomeno culturale.
Internet ha avuto il pregio di riavvicinare le persone alla scrittura. Soprattutto in Italia, non era più “di moda” scrivere lettere agli amici per sapere come stavano. Era più facile telefonare. Con Internet, invece, si è diffusa la passione di conoscere anche persone straniere, o comunque altri che non potevano essere raggiunti fisicamente. Questo fenomeno si è prima esplicato attraverso le e-mail, il messenger, i forum e le chat. Persone che comunicavano in ogni modo, ampliavano le loro conoscenze e recuperavano l’amore per la parola scritta - sebbene sia meglio dire elettronica.
In Italia, il fenomeno dei blog è ancora piuttosto sconosciuto. Addirittura è più facile che lo conosca un utente medio di Internet rispetto a un programmatore. Ma è indiscutibile che il blog rappresenta la nuova frontiera della comunicazione. Circa 21 milioni di blog sono presenti sul web e trattano tutti gli argomenti possibili: pensate a un tema anche assurdo e vedrete che nel mondo vi sarà almeno un blog che ne parla. Ciò significa che chi vuole cercare notizie e informazioni si può affidare anche ai blog, oltre ai siti tradizionali. Soprattutto in un’epoca in cui la gente comincia a comprendere che, se vuole conoscere come va il mondo, deve cercarsi le informazioni da sola. La gente vuole soprattutto contenuti, non solo belle pagine web. Quest’atteggiamento è molto positivo e prezioso: la volontà di ricercare la conoscenza non fa altro che rendere più liberi e in grado di esercitare il proprio diritto di coscienza.
Resta da constatare, certamente, l’attendibilità delle fonti di informazione. Su 21 e passa milioni di blog, tantissimi trattano di cose frivole, altri sono manifestazioni di egocentrismo puro, altri ancora di esibizionismo puro - come può essere il caso di una ragazza che, invece di scrivere un diario segreto cartaceo, lo scrive in formato elettronico. Altri ancora addirittura fanno disinformazione: per partito preso, per difendere la loro parte politica, sociale, religiosa o altro; oppure semplicemente per ignoranza e mancanza di documentazione.
Dunque bisogna valutare attentamente le informazioni fornite dal web, soprattutto dai blog, dato il loro carattere personale. Questo vale sia che siate voi a scriverlo, sia che stiate leggendo articoli di un altro blog. Inaftti, ogni volta che si fanno ricerche bisogna sempre chiedersi le seguenti domande: quali sono le fonti? è attendibile quest’affermazione? quanti hanno trattato quest’argomento? chi è contrario? dove sono le prove?

Come iniziare a scrivere su un blog tutto mio?
Passiamo al lato pratico. Supponiamo di essere persone motivate a scrivere le proprie idee per discuterne con altri. Supponiamo di non essere assolutamente in grado di programmare, nemmeno per il web. Supponiamo in sostanza che noi vogliamo soltanto scrivere. Inoltre supponiamo di non voler spendere troppi soldi né di aver problemi con registrazioni di dominio.
La soluzione al problema può essere l’impiego di piattaforme per blog, cioè siti creati appositamente per ospitare blog o per realizzarli al posto vostro. Questo blog, per esempio, è ospitato gratuitamente da Blogsome.com. La grafica non era quella che vedete ora - l’ho modificata io - perché il tema iniziale era fornito da Blogsome. O meglio, Blogsome impiega come modello di blog quello realizzato da WordPress, il quale fornisce una lunga lista di modelli di sito (in inglese, template) per tutti i gusti. Mi sono affidato a Blogsome proprio perché mi piace molto il sistema di gestione di contenuti di WordPress.
Oltre a Blogsome potete anche pensare di rivolgervi a Blogger, la piattaforma di Google. In realtà ve ne sono tanti altri che neanche conosco. L’importante è che scegliate quello che più vi piace in base alla facilità d’uso, modelli forniti e traffico internet (per esempio Blogsome spesso ha problemi di traffico e faccio fatica a connettermi al sito perfino con l’adsl!).
Quello che cratterizza tutte queste piattaforme è che non dovete scrivere nemmeno una riga di codice di programmazione, è tutto già pronto: dovete solo iscrivervi, selezionare alcune opzioni e poi potete iniziare subito a scrivere sul blog. Inoltre, la maggior parte è gratuita.
Non tralasciate comunque i servizi a pagamento, perché alcuni permettono anche delle spese molto basse per degli ottimi servizi.

In sintesi, per iniziare bisogna prima fare una ricerca su tutte le piattaforme per blog. Scegliere quella che ci sembra migliore come aspetto e facilità d’uso. Scegliere le opzioni di gestione dei contenuti e infine si comincia a scrivere.

Come far conoscere il mio blog?
Tramite il cosiddetto passaparola tra amici e conoscenti, con il tam tam in luoghi di discussione e con motori di ricerca specializzati per i blog, come BlogItalia - in realtà è una web directory, un contenitore di link per chi si iscrive- e Technorati.com. Io sono iscritto a entrambi. Technorati in particolare rimanda al proprio blog ogni volta che si scrive un post, catalogandolo all’interno della categoria da noi specificata: questo post comparirà su Technorati.com tra qualche ora sotto la categoria (tag) “cultura” - provate a vedere cliccando il link in fondo al post “TAG: Cultura”.
Un altro modo - uno dei migliori- è far in modo che in altri siti compaiano link permanenti al proprio blog. Chiedete ai vostri amici che possiedono un sito di scrivere un link per il vostro blog. Infine, permettete ai blog aggregator (raccoglitori di notizie prese dai blog) di pubblicare i vostri post quando ve lo chiedono: è un ottimo modo per farsi conoscere.
Il resto viene da sé. Se i lettori sono soddisfatti, ritorneranno e commenteranno. Magari vi chiederanno di scrivere qualcosa insieme a voi, trasformando così il blog in group blog. Io per esempio spero di trovare un giorno diverse persone che mi aiutino a mantenere questo blog, perché tante persone insieme lavorano meglio per poter affrontare un maggior numero di argomenti, un buon numero di post e garantire una maggiore obiettività. Tuttavia, queste sono considerazioni personali.

Come gestisco il blog?
Se il blog è preimpostato come il mio, l’interfaccia di gestione dei contenuti è intuitiva e non necessita di spiegazione. Tengo però a precisare che si deve conoscere l’inglese. La lingua internazionale di Internet è l’inglese. Se vogliamo navigare in spazi più ampi rispetto i nostri confini nazionali e abbracciare il mondo, dobbiamo conoscere l’inglese. In tal modo possiamo estendere le nostre ricerche per i nostri post a milioni e milioni di altri siti.
Un blog può essere gestito da una o più persone, non importa. L’importante è che, quando cominciano a farsi vedere numerosi lettori, si cerchi in tutti i modi di tenerseli stretti. In che modo? Proponendo anche le tematiche di maggior interesse per i lettori, dialogando sempre con loro anche nei commenti, scrivendo sempre articoli che siano autorevoli, veritieri, originali. Inoltre, i post non devono trattare argomenti datati, a meno che non lo si faccia in modo originale e legato al presente.

Se non sono esperto di redazione di articoli, da chi prendo spunto per scrivere i post?
Semplice. Dagli altri blog.
Cercate i blog che trattano i temi di cui volete discutere voi. Selezionate quelli più visitati e più autorevoli. Prendete spunto dalla loro impostazione. Magari anche per la grafica del vostro blog.
Prendere spunto però non vuol dire copiare, piuttosto vuol dire prendere un’idea o anche una soluzione tecnica e rielaborarla in modo da integrarla nel proprio sito. Se io vedo una veste grafica accattivante in un sito, prendo spunto da quella e ne creo una simile che si presti meglio al contenuto dei miei articoli - infatti il design delle pagine deve conformarsi al tipo di sito che si deve gestire, ma questo è un discorso già troppo ampio per poterne discutere qui.

Beh, mi pare di aver detto tutto l’essenziale per iniziare. Forse ho dimenticato qualcosa ma non c’è problema. Vi renderete conto che, appena creato il blog, tutto verrà da sé. Concludo dandovi degli utili riferimenti per approfondimenti. Vi segnalo su Reporter senza frontiere, sito di un’associazione di giornalisti internazionali freelance in difesa della libertà di stampa nel mondo, una guida molto utile su come realizzare un blog di tipo giornalistico. È soprattutto orientato ai futuri giornalisti ma vi sono molte notizie riguardanti i blog in generale. Ovviamente è in inglese.

Performancing.com: per sviluppare blog professionali
BlogItalia.it: per ulteriori informazioni sui blog e la loro indicizzazione
Technorati.com: motore di ricerca per i blog
Wikipedia.org: enciclopedia multimediale realizzata dagli utenti; si possono trovare altre informazioni sui blog.