Diritto di Coscienza

31-01-2006 @ 16:13

Navigare senza IE6

Molti utenti di Internet ormai conoscono diversi programmi alternativi a Internet Explorer 6 (IE6) per navigare. Tuttavia la maggior parte lo utilizza ancora: un po’ per pigrizia, un po’ per paura di cambiare, un po’ per la convinzione che sia il miglior browser del mondo.
È oggettivamente assodato, in realtà, che IE6 non è certo il migliore del mondo, tutt’altro. Vi sono diverse alternative di gran lunga più valide e sicure, a partire da Mozilla fino ad arrivare a Opera. Tra i browser alternativi io preferisco - ed è soltanto una mia opinione- Mozilla Firefox, una derivazione del progetto open source Mozilla che comprende, oltre a un browser, anche un client di posta elettronica, un messenger e altre funzioni. Firefox è solo un browser, dunque è più leggero come programma e permette all’utente di evitare di installare software aggiuntivo che non gli serve, come nel caso di Mozilla.
Vediamo ora perché bisogna abbandonare Internet Explorer.

Continua…


27-11-2005 @ 16:54

Open Source, questo sconosciuto

Nonostante il ritardo italiano nell’informazione tecnologica, ormai tutti più o meno abbiamo sentito parlare di Linux e dell’Open Source. Tuttavia, esistono ancora numerose credenze da sfatare, perché i non addetti ai lavori sono tanti e fanno fatica a comprendere concetti poco pubblicizzati. Questo post è dedicato a chi ha soltanto una vaga idea di che cosa sia l’Open Source.

Open Source significa sorgente aperto. In parole meno tecniche, significa che il codice sorgente (cioè scritto in linguaggio di programmazione e non ancora trasformato in applicazioni eseguibili) è aperto a qualunque modifica da parte dell’utente. In sostanza, un’applicazione open source è distribuita in formato eseguibile e con i file da cui essa deriva.
A cosa mi serve?, si chiederà qualcuno. L’utente finale, a seconda del suo grado di competenza e della versatilità richiesta dall’applicazione, può liberamente decidere se tenersi il programma fornito così com’è (gli utenti medi fanno così) oppure se mettere mano al codice di partenza e modificarlo a seconda delle proprie esigenze. Questo è un punto cardine del free software, categoria che racchiude l’open source. Prima di proseguire, sfatiamo la prima erronea credenza. Spesso free software è tradotto con software gratis, fraintendendone il significato, dato che in realtà significa software libero. Chi programma secondo il concetto del software libero può rilasciare il frutto del suo lavoro gratuitamente, è vero; ma non è la regola: dipende da ognuno. Infatti vi sono applicazioni open source che sono però a pagamento. Per esempio, una delle alternative a Microsoft Office è Staroffice della Sun Microsystems, open source a pagamento; alcuni driver per far funzionare delle periferiche sotto linux hanno licenza commerciale, però l’utente può modificarli per sé come più gli aggrada.

In sintesi, il software libero è nato per una crescente insofferenza nei confronti del software proprietario, in quanto i programmatori volevano avere la possibilità di migliorare le proprie applicazioni a seconda delle proprie esigenze.
Il nemico giurato del free software è considerato Microsoft, il più potente e feroce produttore di software proprietario - tuttavia sta cominciando a cambiar politica, ma questo esula dall’argomento del post. La licenza proprietaria, solitamente, non permette alcun tipo di modifica nemmeno nel caso in cui sia soltanto l’utilizzatore a servirsene; se perciò l’applicazione proprietaria presenta degli errori di funzionamento, si deve per forza aspettare che la casa produttrice intervenga per correggerli - e non sempre ciò accade.
Bisogna ammettere che la maggior degli utenti usa il computer per scopi di intrattenimento oppure di mero utilizzo di applicazioni senza preoccuparsi di come esse funzionino. In un’ottica del genere non importa molto se il software abbia licenza libera o proprietaria: il codice sorgente non verrà nemmeno guardato di striscio. Anzi, in certi casi, bisogna per forza utilizzare programmi e sistemi operativi proprietari, in quanto determinati strumenti tecnici sono progettati soltanto per funzionare solo sotto Windows o Mac. Facciamo l’esempio di un grafico per videogiochi: uno dei migliori programmi al mondo per la grafica animata e non, nel settore, è 3D Studio Max; l’equivalente sotto linux (gratuito) è Blender, con il quale si possono realizzare veri capolavori ma che, tuttavia, non è ancora in grado di competere contro il primo. Per non rendere troppo semplicistica tale affermazione, diciamo anche che bisogna farsi i conti in tasca: se per quello che dobbiamo fare basta Blender, sarà molto saggio preferire quest’ultimo - è un risparmio economico non indifferente, dato che è gratuito. Se possiamo agevolmente ammortizzare i costi di 3D Studio Max, allora tanto vale fare la spesa, soprattutto nel caso in cui siano richiesti mezzi tecnici molto complessi.

Sfatiamo, di conseguenza, un altro mito: il software libero è meglio di quello proprietario. Dipende da quello che uno deve fare.
Personalmente, preferisco il software libero. Ho installato linux secondo la distribuzione Suse 9.3 sul mio portatile e mi trovo abbastanza bene. Ho molti problemi con la schede di rete, perché il driver non è compatibile, e la configurazione è ancora da perfezionare; in effetti bisogna un po’ smanettare per far funzionare tutto per benino. Ma per un uso canonico va più che bene la configurazione di base. E poi, a me piace smanettare…
Perché preferisco il software libero? Per vari motivi.
Un po’ per filosofia. Credo sia giusto realizzare programmi economicamente accessibili a tutti, cosa difficilmente ottenibile con le licenze proprietarie: queste, già con il loro prezzo - spesso, a mio parere, spropositato rispetto a quanto offrano le applicazioni- escludono una bella fetta di utenti (badate bene, il discorso è generale ma non riguarda tutte le licenze proprietarie).
Grazie a Internet e al software libero io ho potuto imparare a programmare, per esempio.
Un altro motivo è l’affidabilità. La programmazione open source si avvale della collaborazione pressoché mondiale di programmatori dalle competenze più disparate e degli stessi utenti, in un processo continuo di aggiornamento e miglioramento del software decisamente migliore rispetto al caso in cui siano soltanto i tecnici del produttore a dedicarsi alla progettazione e al mantenimento. Pensate a Windows, che occupa circa 400 MB di spazio, però gli aggiornamenti alle correzioni occupano magari 250 MB!… Un po’ troppo per un software pagato 300 euro!…
Un motivo che ha un po’ del personale è la stragrande quantità di applicazioni diverse a disposizione su sistemi operativi come linux: giochi, pacchetti da ufficio come Openoffice.org (ormai quasi al livello di Office come strumenti ma molto più affidabile come produzione di documenti), applicazioni per il rendering, il disegno artistico, quello tecnico (uno dei tanti è QCad), per la masterizzazione, per la visione di filmati di vari formati, per ascoltare la musica e produrla… Tutto software gratuito. Nulla a che vedere con Windows, per il quale bisognerebbe pagare migliaia di euro per ottenere i prodotti equivalenti.

Ma anche qui, bisogna fare una precisazione. Una volta non c’erano applicazioni gratuite sotto Windows ma da un po’ di anni ormai sono state convertite quelle funzionanti sotto linux in modo da renderle eseguibili anche sotto Windows; in tal modo vi sarà una versione per linux, una per il Mac, una per Windows, e così via. Io stesso impiego diverse applicazioni gratuite:

- Firefox al posto di Internet Explorer
- AVG Free al posto di Norton Antivirus
- Outpost al posto di Windows Firewall o Norton Security
- DeepBurner al posto di Nero (sebbene sia molto più accessoriato quest’ultimo)
- Gimp al posto di Photoshop (ma questo è nettamente migliore)
- Apache Web Server al posto di IIS (avendo XP Home Edition non posso avere IIS sul mio portatile)
- Openoffice.org 2.0 al posto di Office XP
- Thunderbird al posto di Outlook (quest’ultimo non è gratuito, perché bisogna avere un sistema operativo Windows)
….

Qualcuno potrebbe chiedere. Come fanno i programmatori open source a vivere se progettano applicazioni gratuite?
Funziona più o meno così. Le aziende in cui lavorano forniscono loro uno stipendio - nessuno lavora gratis, a meno che non sia costretto- e gli introiti provengono dalle consulenze e dalle installazioni del software presso le aziende che le richiedono, da accordi commerciali con i produttori di computer o con i governi, oppure anche attraverso le donazioni.
Ci sarebbe ancora molto da discutere, al riguardo, soprattutto riguardo i vari tipi di licenze del software libero, le più famose delle quali sono la GPL e la BSD. Tuttavia, per chi volesse approfondire la questione e cominciare a conoscere il mondo libero della programmazione può consultare la sezione link utili.

Link utili:

Informatica libera
Associazione Italiana Supporto e Traduzione Mozilla
Sourceforge.net
Sun Microsystems
Suse linux

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19-11-2005 @ 20:01

Come scrivere un post

Categoria: Cultura, Informatica

Lo stile di scrittura è sempre fondamentale nella comunicazione. Il blog non fa eccezione. Scrivere un post (articolo) in un blog comporta determinati accorgimenti che non fanno parte dello stile delle produzioni cartacee. E dato che nel mio precedente post, per motivi di spazio e di comprensibilità, non ho discusso sul come comunicare attraverso il blog, credo sia giunto il momento di trattarne.

Saper comunicare non vuole significare semplicemente scrivere bene - il quale è un concetto prettamente soggettivo- quanto piuttosto farsi comprendere dal proprio pubblico, instaurare un dialogo (reale o virtuale) con esso e dimostrare di aver compreso il punto di vista dell’interlocutore. Le parole sono importanti. Ma anche il modo in cui sono proferite ha importanza: in certi casi ha molta più rilevanza quest’ultimo aspetto. Per esempio, se una persona scrive in modo assolutamente corretto, forbito e raffinato, potrebbe comunque risultare incomprensibile. Se invece fosse anche comprensibile, le sue opere si adatterebbero a un pubblico molto colto - di cui nemmeno io faccio parte! Oppure potrebbero piacere a persone che amano gustare la musicalità della prosa piuttosto che il significato contenuto nel testo - non sono così poche, soprattutto in quest’epoca in cui la filosofia più in voga è “apparire che non essere“.
Di conseguenza, dopo aver capito a quali interlocutori ci si vuole rivolgere, bisogna rendere loro comprensibile il messaggio che vogliamo mandare. In seconda battuta, quando qualcuno di loro vuole ribattere esprimendo le proprie idee sul messaggio - dato che stiamo trattando della comunicazione sui blog, prima o poi ciò accadrà- ci si deve sforzare di ascoltarlo, comprenderlo e capire chi si ha di fronte: non ci si può dichiarare buoni comunicatori solo perché si è molto convincenti a parole; bisogna comprendere che tipo di individuo sia, come la pensa, il suo modo di esprimersi. Infine, rispondere ai commenti dimostrando di aver percepito il messaggio di ritorno. Ricordatevene ogni volta che scrivete. Mai scrivere un pezzo velocemente senza tenere a mente il vostro interlocutore di riferimento.

Lo scopo della comunicazione è la ricezione di un messaggio. Il modo in cui ciò avvenga è solo una questione di stile: l’importante è che sia compreso. Questo è il motivo per cui non importa se uno è un grandissimo scrittore o parla solo il dialetto. Provate a pensare alla vostra quotidianità. Ogni giorno noi interagiamo con diverse persone, ognuna delle quali ha un diverso livello di istruzione, un differente bagaglio di vocaboli. Molte volte queste persone sono incomprensibili, per carità; ma a parte loro, comunque noi riusciamo a capire il messaggio delle altre. E quante di queste parlano correttamente l’Italiano?

Stabilito che si può anche scrivere scorrettamente purché ci si faccia comprendere, passiamo a trattare dello stile.
Ognuno ha un proprio stile. Se non ce l’ha, deve coltivarlo. Esattamente come un atleta si allena costantemente per mantenere un ottimo livello di forma e per migliorare le sue prestazioni; così un blogger deve leggere molti libri, se già non lo fa, soprattutto romanzi - ma veri romanzi, nell’accezione del termine di Milan Kundera. Così può incrementare il suo repertorio linguistico e osservare vari stili di scrittura. Dopo aver studiato, però, bisogna passare alla pratica: l’esercizio più semplice e proficuo a mio parere è scrivere su un quaderno le proprie sensazioni e opinioni su argomenti che ci interessano. In tal modo riusciamo a vedere come scriviamo, se il messaggio è chiaro o meno, e se il nostro stile ci piace.

Perché è importante lo stile? Perché lo stile racconta lo scrittore. Se qualcuno copia pari pari la prosa di Manzoni, sarà solo un Manzoni finto, un emulo copione e non originale che verrà disprezzato. Man mano che si scrive, invece, lo stile matura, diventa unico, originale, e si modella fino a identificare chiaramente la personalità dell’autore.
Non voglio affermare che bisogna essere originali per forza, accattivare il lettore con ogni espediente come fanno gli autori di romanzi polizieschi. L’originalità viene da sé attraverso la sincerità intellettuale con noi stessi. In parole povere, se noi mentiamo a noi stessi, fingendo di essere gli scrittori e i pensatori che non siamo, ciò che scriviamo risentirà di questa bugia, saprà di falso, non sarà né originale né profondo; se, al contrario, giudichiamo severamente ciò che produciamo e abbiamo la saggezza di dire: “Ho scritto una porcheria, lo rifaccio daccapo!”, allora siamo sulla buona strada per diventare bravi scrittori.

Finora ho trattato le questioni di fondo, i principi fondamentali della comunicazione scritta. Ora vediamo di applicarle al caso particolare del blog.
Innanzitutto, il web non è un libro né una rivista. Qualcuno potrebbe sarcasticamente ribattere: “Ammazza oh! Sei un genio!…” ma tengo a ribadirlo perché molta gente dice di afferrare il concetto e poi vedo su Internet dei siti raccapriccianti.
In un libro vi sono i rientri dei paragrafi per migliorare la leggibilità. Sul blog - ma questo vale per ogni sito- è meglio invece separare i paragrafi con una riga vuota e non fare mai i rientri. Il motivo è dovuto allo schermo, il quale affatica molto più velocemente della classica lettura la vista, perciò è meglio scrivere brevi paragrafi, separarli con una riga e scrivere in grassetto parole o concetti chiave - così il lettore non è psicologicamente frustrato dalla compattezza del testo e grazie alle dovute evidenziature può procedere più velocemente nella lettura. Devo ammettere che non sempre faccio una cosa del genere nei miei articoli…
Seconda cosa importante, relativamente all’affaticamento, i caratteri devono essere leggibili e adatti allo schermo. I caratteri da usare sul web sono Verdana, Arial, Helvetica e font della stessa famiglia. Il Time new roman no!…
Per la grandezza dei caratteri bisogna considerare il caso specifico: in un menu possono essere anche piccoli purché leggibili; nel corpo dei post invece devono essere grandi. Per capire se lo sono abbastanza fate la prova voi stessi, leggete quello che avete scritto e chiedetevi se fate fatica con la vista. La spaziatura tra le parole non deve essere troppo compatta. Sul mio blog per esempio è leggermente più ampia del normale per favorire la lettura.
I colori sono importanti - però qui sconfiniamo un po’ nel web design… Diciamo che devono intonarsi ai colori del sito, per coerenza grafica, ma dal punto di vista della leggibilità, devono spiccare e non dare fastidio. Non fatemi i caratteri arancioni su sfondo blu! Vi vengo a cercare a casa, altrimenti!… E nemmeno scritte gialle su sfondo bianco!…
A proposito di bianco, il contrasto migliore possibile, dunque a favore della leggibilità, è carattere nero su sfondo bianco (il viceversa funziona ma secondo me è leggermente affaticante, perché si leggono caratteri molto luminosi). Però uno sfondo bianco potrebbe alla lunga affaticare - lo so per esperienza vissuta ore e ore su Internet!… Un trucchetto semplice consiste nello scurire il bianco, rendendolo un colore tipo pastello leggerissimo sul giallo o verde o celeste (o anche rosa, fate voi).

Concludiamo con una questione un po’ dibattuta, e che io ho la presunzione di aver risolto: la lunghezza degli articoli.
La maggior parte dei blogger, anche dei professionisti, afferma che i post devono essere brevi, altrimenti il lettore si annoia e cambia sito; altri dicono che i post possono anche essere lunghi quanto si vuole perché, chi visita il blog, vuole comunicare, è intenzionato a instaurare un dialogo, perciò non dirà mai: “Ma quanto parla questo!”
Personalmente, io non mi preoccupo mai della lunghezza dei miei post. E non sono così ingenuo da credere che un visitatore, seppur interessato, non cambierà sito finché non ha letto tutti gli articoli di suo interesse. Se uno comincia a leggere un post e si annoia vuol dire che non è un lettore adatto a questo blog. Non consideratela permalosità: io scrivo con uno scopo, per lanciare un messaggio a determinati lettori. Questi sono persone come me che cercano notizie vere, non censurate, oppure opinioni simili alle loro. Se un pubblico ha veramente interesse su un argomento, la sua attenzione durerà sino alla fine - purché la trattazione non sia pesante. Per esempio, chi legge quest’articolo può anche scrivere un commento per criticarmi e dirmi che sono stato troppo prolisso oppure che sono stato troppo pesante nell’esposizione. Se sono in molti a dirlo, cercherò di migliorare scrivendo in modo più sintetico. È un ottimo sistema per migliorare il mio stile.

In conclusione, siate voi stessi mentre scrivete, perché la gente apprezza la sincerità intellettuale e sarete credibili. Favorite la leggibilità del vostro blog, leggete voi stessi i vostri articoli e chiedetevi sempre se sono troppo lunghi per i vostri gusti, se si fa fatica a leggerli, se sono oscuri oppure comprensibili, e se sono interessanti. E quando editate un post pensate anche ai motori di ricerca. Pensate a quali potrebbero essere le parole chiave del vostro argomento, mettetele sia nel testo dell’estratto per l’RSS feeder (il lettore di sommari degli articoli sul web) sia nei primi 250 caratteri del vostro articolo, possibilmente anche nel titolo…
….
L’avrò fatto anch’io?…


17-11-2005 @ 16:00

Creare un blog

Categoria: Cultura, Informatica

Creare un blog in pochi semplici passi è facile anche per chi non sa programmare. In questo post si spiegano alcuni concetti per chi vuole iniziare a bloggare, ossia, scrivere su un blog.
Prima di iniziare, tengo a precisare che non sono un esperto; anzi, sono un principiante. Tuttavia ritengo, proprio per questo motivo, di potermi rivolgere a quelli che vogliono diventare blogger, cioè scrittori in un blog. Per far loro comprendere in modo semplice come possono iniziare subito a scrivere e farli conoscere la mia breve esperienza da blogger. Quindi l’articolo sarà rivolto ai principianti.

Cos’è un blog?
Un weblog o blog, secondo quanto definito da Blogitalia.it, è un incrocio tra un forum e un sito personale.
Un forum è una pagina web in cui i visitatori propongono dei temi di discussione e li discutono con altri visitatori. Un sito personale invece è un sito web in cui si parla di quello che è e fa una persona, dei suoi amici, del suo lavoro, delle sue idee, dei suoi interessi, e così via. Di conseguenza un blog è un sito personale incentrato sulla discussione di argomenti vari e sul dialogo con altri.
Moltissimi blog sono dei veri e propri diari personali nei quali l’autore parla di sé stesso, delle sue opinioni, delle sue sensazioni e delle sue attività. In altri casi, un blog diventa una sorta di giornale on-line, nel quale si scrivono articoli di vario genere oppure su una categoria specifica. Per esempio, Ecoblog.it tratta articoli sull’ecologia, Tvblog.it parla dei programmi televisivi.
Questo blog, per citare un ultimo esempio, ha come argomenti soprattutto l’informazione e la cultura; la natura, l’informatica e la salute sono temi a cui tengo molto e sui quali scriverò diversi post (articoli) in seguito, ma rientrano sempre tutti all’interno delle prime due categorie, a mio parere. In una parola, ho deciso di scrivere un blog di divulgazione.

Perché scrivere un blog?
Prima di realizzare un sito, uno deve prendere carta e penna - in senso metaforico, ma neanche più di tanto - e decidere perché lo vuole fare, di cosa parlare, a chi si deve rivolgere e come realizzarlo. Lo stesso vale per il blog. Vediamo il mio caso come esempio pratico.

Motivazione
. Io mi sono appassionato all’informatica intorno al 2000 e mi piace la letteratura. Avrei voluto diventare scrittore, però quello a cui tenevo di più era la divulgazione, l’informazione. Vedevo troppo spesso come le notizie fossero distorte, minimizzate o esagerate, tagliate oppure falsate; notavo anche come la gente fosse poco acculturata. E ormai avevo capito che il potere di un governo sta nell’ignoranza della sua nazione.
Argomenti. Dopo un po’ che avevo imparato a programmare, volevo realizzare un sito personale con un aspetto grafico accattivante e con un mare di contenuti. Infatti, sono una persona eclettica che si interessa di tante cose; per esempio amo anche il cinema e mi piace molto fare battute.
Tuttavia, il sito sarebbe stato così denso di contenuti che non sarei riuscito a gestirlo da solo - sappiate che lo volevo fare come passatempo, non a tempo pieno. Già, i contenuti. All’epoca non erano ancora molto considerati. Non esistevano ancora i blog ma le persone stavano già mostrando un certo desiderio di contenuti. Io stesso volevo realizzare un sito più piccolo rispetto al progetto iniziale, in modo da gestirlo da solo e scrivere su temi che mi interessavano, e volevo rendere partecipi gli altri in modo da arricchire il mio bagaglio culturale e il loro. Come il blog.
Con questo non voglio dire che il concetto di blog sia un’idea mia - anche perché poi non l’ho messa in pratica e ci avevano pensato altri già nel 1997. Voglio soltanto dire che il modo con cui volevo comunicare con gli altri aveva bisogno della struttura di un blog, senza sapere che già esistevano.
In questa fase capii che avrei fatto divulgazione sui miei temi preferiti (di cosa parlare), rivolgendomi a persone come me che desiderano conoscere il mondo (a chi rivolgersi), attraverso un sito leggero e semplice, strutturato in modo da esaltare e focalizzare l’attenzione sui contenuti (come realizzarlo). Per vari motivi non ho potuto metterlo in pratica finora, e nel frattempo il fenomeno blog cominciava a diffondersi come una pandemia.
Avendo da poco scoperto che si può scrivere un blog subito e gratuitamente, ho deciso di approfittarne, perché come priorità avevo quella di comunicare prima ancora di divertirmi programmando. Così il 6 novembre 2005 è nato Diritto di Coscienza.
Per concludere questo paragrafo, uno potrebbe anche scrivere un blog anche solo per pubblicare racconti, poesie, romanzi che gli editori ai quali si è rivolto hanno rifiutato. Perché in un blog si può essere editori di sé stessi.

Perché il blog è un fenomeno culturale oltre che informatico?
Cultura e informatica sono un tutt’uno nel blog. Se uno vuole modificarlo e gestire i file da solo, deve conoscere un po’ di web design, di PHP (solitamente) e di HTML (ovviamente), o meglio, XHTML. Tralasciando l’aspetto informatico, che riguarda più un pubblico esperto che non quello al quale mi rivolgo in questo post, parliamo brevemente (perché ci sarebbe da fare una tesi di laurea in materie umanistiche) del fenomeno culturale.
Internet ha avuto il pregio di riavvicinare le persone alla scrittura. Soprattutto in Italia, non era più “di moda” scrivere lettere agli amici per sapere come stavano. Era più facile telefonare. Con Internet, invece, si è diffusa la passione di conoscere anche persone straniere, o comunque altri che non potevano essere raggiunti fisicamente. Questo fenomeno si è prima esplicato attraverso le e-mail, il messenger, i forum e le chat. Persone che comunicavano in ogni modo, ampliavano le loro conoscenze e recuperavano l’amore per la parola scritta - sebbene sia meglio dire elettronica.
In Italia, il fenomeno dei blog è ancora piuttosto sconosciuto. Addirittura è più facile che lo conosca un utente medio di Internet rispetto a un programmatore. Ma è indiscutibile che il blog rappresenta la nuova frontiera della comunicazione. Circa 21 milioni di blog sono presenti sul web e trattano tutti gli argomenti possibili: pensate a un tema anche assurdo e vedrete che nel mondo vi sarà almeno un blog che ne parla. Ciò significa che chi vuole cercare notizie e informazioni si può affidare anche ai blog, oltre ai siti tradizionali. Soprattutto in un’epoca in cui la gente comincia a comprendere che, se vuole conoscere come va il mondo, deve cercarsi le informazioni da sola. La gente vuole soprattutto contenuti, non solo belle pagine web. Quest’atteggiamento è molto positivo e prezioso: la volontà di ricercare la conoscenza non fa altro che rendere più liberi e in grado di esercitare il proprio diritto di coscienza.
Resta da constatare, certamente, l’attendibilità delle fonti di informazione. Su 21 e passa milioni di blog, tantissimi trattano di cose frivole, altri sono manifestazioni di egocentrismo puro, altri ancora di esibizionismo puro - come può essere il caso di una ragazza che, invece di scrivere un diario segreto cartaceo, lo scrive in formato elettronico. Altri ancora addirittura fanno disinformazione: per partito preso, per difendere la loro parte politica, sociale, religiosa o altro; oppure semplicemente per ignoranza e mancanza di documentazione.
Dunque bisogna valutare attentamente le informazioni fornite dal web, soprattutto dai blog, dato il loro carattere personale. Questo vale sia che siate voi a scriverlo, sia che stiate leggendo articoli di un altro blog. Inaftti, ogni volta che si fanno ricerche bisogna sempre chiedersi le seguenti domande: quali sono le fonti? è attendibile quest’affermazione? quanti hanno trattato quest’argomento? chi è contrario? dove sono le prove?

Come iniziare a scrivere su un blog tutto mio?
Passiamo al lato pratico. Supponiamo di essere persone motivate a scrivere le proprie idee per discuterne con altri. Supponiamo di non essere assolutamente in grado di programmare, nemmeno per il web. Supponiamo in sostanza che noi vogliamo soltanto scrivere. Inoltre supponiamo di non voler spendere troppi soldi né di aver problemi con registrazioni di dominio.
La soluzione al problema può essere l’impiego di piattaforme per blog, cioè siti creati appositamente per ospitare blog o per realizzarli al posto vostro. Questo blog, per esempio, è ospitato gratuitamente da Blogsome.com. La grafica non era quella che vedete ora - l’ho modificata io - perché il tema iniziale era fornito da Blogsome. O meglio, Blogsome impiega come modello di blog quello realizzato da WordPress, il quale fornisce una lunga lista di modelli di sito (in inglese, template) per tutti i gusti. Mi sono affidato a Blogsome proprio perché mi piace molto il sistema di gestione di contenuti di WordPress.
Oltre a Blogsome potete anche pensare di rivolgervi a Blogger, la piattaforma di Google. In realtà ve ne sono tanti altri che neanche conosco. L’importante è che scegliate quello che più vi piace in base alla facilità d’uso, modelli forniti e traffico internet (per esempio Blogsome spesso ha problemi di traffico e faccio fatica a connettermi al sito perfino con l’adsl!).
Quello che cratterizza tutte queste piattaforme è che non dovete scrivere nemmeno una riga di codice di programmazione, è tutto già pronto: dovete solo iscrivervi, selezionare alcune opzioni e poi potete iniziare subito a scrivere sul blog. Inoltre, la maggior parte è gratuita.
Non tralasciate comunque i servizi a pagamento, perché alcuni permettono anche delle spese molto basse per degli ottimi servizi.

In sintesi, per iniziare bisogna prima fare una ricerca su tutte le piattaforme per blog. Scegliere quella che ci sembra migliore come aspetto e facilità d’uso. Scegliere le opzioni di gestione dei contenuti e infine si comincia a scrivere.

Come far conoscere il mio blog?
Tramite il cosiddetto passaparola tra amici e conoscenti, con il tam tam in luoghi di discussione e con motori di ricerca specializzati per i blog, come BlogItalia - in realtà è una web directory, un contenitore di link per chi si iscrive- e Technorati.com. Io sono iscritto a entrambi. Technorati in particolare rimanda al proprio blog ogni volta che si scrive un post, catalogandolo all’interno della categoria da noi specificata: questo post comparirà su Technorati.com tra qualche ora sotto la categoria (tag) “cultura” - provate a vedere cliccando il link in fondo al post “TAG: Cultura”.
Un altro modo - uno dei migliori- è far in modo che in altri siti compaiano link permanenti al proprio blog. Chiedete ai vostri amici che possiedono un sito di scrivere un link per il vostro blog. Infine, permettete ai blog aggregator (raccoglitori di notizie prese dai blog) di pubblicare i vostri post quando ve lo chiedono: è un ottimo modo per farsi conoscere.
Il resto viene da sé. Se i lettori sono soddisfatti, ritorneranno e commenteranno. Magari vi chiederanno di scrivere qualcosa insieme a voi, trasformando così il blog in group blog. Io per esempio spero di trovare un giorno diverse persone che mi aiutino a mantenere questo blog, perché tante persone insieme lavorano meglio per poter affrontare un maggior numero di argomenti, un buon numero di post e garantire una maggiore obiettività. Tuttavia, queste sono considerazioni personali.

Come gestisco il blog?
Se il blog è preimpostato come il mio, l’interfaccia di gestione dei contenuti è intuitiva e non necessita di spiegazione. Tengo però a precisare che si deve conoscere l’inglese. La lingua internazionale di Internet è l’inglese. Se vogliamo navigare in spazi più ampi rispetto i nostri confini nazionali e abbracciare il mondo, dobbiamo conoscere l’inglese. In tal modo possiamo estendere le nostre ricerche per i nostri post a milioni e milioni di altri siti.
Un blog può essere gestito da una o più persone, non importa. L’importante è che, quando cominciano a farsi vedere numerosi lettori, si cerchi in tutti i modi di tenerseli stretti. In che modo? Proponendo anche le tematiche di maggior interesse per i lettori, dialogando sempre con loro anche nei commenti, scrivendo sempre articoli che siano autorevoli, veritieri, originali. Inoltre, i post non devono trattare argomenti datati, a meno che non lo si faccia in modo originale e legato al presente.

Se non sono esperto di redazione di articoli, da chi prendo spunto per scrivere i post?
Semplice. Dagli altri blog.
Cercate i blog che trattano i temi di cui volete discutere voi. Selezionate quelli più visitati e più autorevoli. Prendete spunto dalla loro impostazione. Magari anche per la grafica del vostro blog.
Prendere spunto però non vuol dire copiare, piuttosto vuol dire prendere un’idea o anche una soluzione tecnica e rielaborarla in modo da integrarla nel proprio sito. Se io vedo una veste grafica accattivante in un sito, prendo spunto da quella e ne creo una simile che si presti meglio al contenuto dei miei articoli - infatti il design delle pagine deve conformarsi al tipo di sito che si deve gestire, ma questo è un discorso già troppo ampio per poterne discutere qui.

Beh, mi pare di aver detto tutto l’essenziale per iniziare. Forse ho dimenticato qualcosa ma non c’è problema. Vi renderete conto che, appena creato il blog, tutto verrà da sé. Concludo dandovi degli utili riferimenti per approfondimenti. Vi segnalo su Reporter senza frontiere, sito di un’associazione di giornalisti internazionali freelance in difesa della libertà di stampa nel mondo, una guida molto utile su come realizzare un blog di tipo giornalistico. È soprattutto orientato ai futuri giornalisti ma vi sono molte notizie riguardanti i blog in generale. Ovviamente è in inglese.

Performancing.com: per sviluppare blog professionali
BlogItalia.it: per ulteriori informazioni sui blog e la loro indicizzazione
Technorati.com: motore di ricerca per i blog
Wikipedia.org: enciclopedia multimediale realizzata dagli utenti; si possono trovare altre informazioni sui blog.


13-11-2005 @ 00:25

Problemi di visualizzazione

Cristian Palmas Segnalo che i navigatori potrebbero non visualizzare corretamente il blog perché è ancora in fase di sviluppo grafico e si stanno effettuando dei test con i CSS.
Sto soprattutto cercando di far vedere correttamente il sito con IE, cosa non facile data la sua arretratezza in fase di sviluppo dei CSS. Per avere meno problemi possibile vi consiglio di usare Mozilla Firefox, scaricabile da Mozilla Italia.
Si tratta di un browser molto più sicuro, leggero e facile da impiegare. Permette anche di navigare con più schede come Opera.
Mi dispiace che la maggior parte dei navigatori impieghi IE e vedrà male il sito, però sappiate che sto lavorandoci sopra.

Cristian Palmas