L’inceneritore complica il problema delle discariche

Nella foto: un inceneritore
I fautori dell’incenerimento dei rifiuti (costruttori e/o gestori di inceneritori esistenti o futuri, scienziati e tecnici pagati per consulenze profumate, politici ammaliati dai possibili guadagni e la stragrande maggioranza delle sezioni di Legambiente, nonché altre associazioni minori cosiddette ambientaliste) formano un partito trasversale o un movimento eterogeneo di persone tutte legate da interessi economici e/o politici. Per brevità li chiamerò inceneritoristi.
Uno dei cavalli di battaglia degli inceneritoristi per pubblicizzare gli inceneritori è che questi sono alternativi alle discariche tradizionali, nel senso che sono l’ultima catena dello smaltimento dei rifiuti. Ma questo è assolutamente falso.
Da 1 t di rifiuti in ingresso si producono 2 t di emissioni, come afferma lo stesso Dott. Stefano Montanari. Questo perché nella combustione non entrano in gioco soltanto i rifiuti ma anche l’ossigeno necessario all’ossidazione, calce e acqua necessari per favorire il processo e il materiale esausto non riciclabile dei filtri (il cosiddetto polverino).
Di queste emissioni totali, un 30% circa è costituito da ceneri pesanti tossiche, un 3% dal polverino e il resto (circa 66%) da fumi che sono dispersi in atmosfera (e che ulteriormente si legheranno ad altre sostanze sospese per creare tonnellate di altri inquinanti, senza nessuna possibilità tecnologica per impedirlo). Quindi circa 1/3 delle emissioni sono solide e devono essere stoccate da qualche parte.
L’articolo del Dott. Federico Valerio, direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale all’Istituto Tumori di Genova, è intitolato
Scusate il ritardo, soltanto ora - tra lavoro, spettacolo di Beppe, raduno nazionale dei meetup di Beppe Grillo e battaglia anti-inceneritore- posso fare un reportage sullo spettacolo di Parma (anche con alcune chicche che soltanto noi del meetup possiamo sapere…).
